Negozi vuoti, l’allarme dei borghi: 467mila locali senza attività
L’analisi fotografa l’avanzata della desertificazione commerciale e la forte dipendenza degli esercizi dagli affitti, soprattutto nelle grandi città.
Quasi mezzo milione di locali commerciali risultava inutilizzato in Italia nel 2023. Il fenomeno colpisce soprattutto i piccoli centri e le aree periferiche, dove la chiusura dei negozi riduce l’accesso a servizi quotidiani come alimentari, edicole e farmacie.
Secondo l’analisi realizzata dall’istituto Tagliacarne e presentata da Confcom, i locali sfitti erano 467.103. Nei piccoli comuni e nei sobborghi la percentuale degli esercizi senza attività arrivava al 50,1%, delineando una progressiva perdita dei presìdi economici di prossimità.
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Borghi sempre più senza servizi
Le categorie maggiormente interessate dagli spazi inutilizzati sono le mercerie, con una quota del 37%, e il commercio alimentare di piccole dimensioni, oltre il 25%. Tra i comparti più esposti figurano anche panetterie, fruttivendoli e negozi di articoli per la casa.
Il presidente di Confcom Carlo Sangalli ha descritto la situazione come «la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città». Il fenomeno, secondo l’associazione, non riguarda soltanto il tessuto economico, ma incide anche sulla disponibilità di servizi essenziali nelle comunità più fragili.
Affitti, il peso maggiore nelle città
Nel 2026 soltanto il 36,6% dei negozi al dettaglio occupava un immobile di proprietà. La quota restante, pari al 63,4%, svolgeva l’attività in locali presi in locazione: più di sei esercizi su dieci risultano quindi esposti ai canoni e all’andamento del mercato immobiliare.
Nelle otto principali città considerate — Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e Firenze — il ricorso all’affitto sale al 69,8%. Qui appena il 30,2% dei negozi è proprietario dello spazio utilizzato, con uno scarto di 6,4 punti percentuali rispetto alla media nazionale.
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Il divario tra le regioni
La situazione cambia sensibilmente da una regione all’altra, anche se nessun territorio supera la soglia del 50% di negozi di proprietà. Il valore più basso è quello del Lazio, fermo al 31,5%, mentre la Basilicata raggiunge il 46,5%, con una distanza di 15 punti percentuali tra i due estremi.
Dopo il Lazio, le quote più contenute si registrano in Campania, al 33,2%, e in Liguria e Toscana, entrambe al 33,6%. Sul versante opposto si trovano Calabria, con il 44,9%, e Molise, al 43,4%, oltre alla Basilicata.
La richiesta ai Comuni
Per contrastare la chiusura degli esercizi, Sangalli ha sollecitato il Governo a mettere risorse a disposizione delle amministrazioni locali. L’obiettivo indicato è sostenere piani per le economie di prossimità, favorire l’apertura di nuove attività e riportare in uso gli spazi rimasti vuoti.
La proposta punta così a collegare il problema dei locali sfitti a quello della presenza dei servizi nei territori. La riapertura dei negozi, nelle intenzioni di Confcom, dovrebbe contribuire a rafforzare la vita delle comunità e a limitare l’ulteriore impoverimento commerciale dei piccoli centri.
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