Negozi di quartiere, l’allarme: 156mila attività perse e una proposta
Federproprietà chiede al governo di inserire nella prossima manovra la cedolare secca per i locali commerciali, a patto che il vantaggio riduca i canoni.
La rete dei piccoli esercizi continua a restringersi: tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse circa 156 mila attività tra negozi al dettaglio e commercio ambulante. Per evitare che il fenomeno prosegua, Federproprietà propone di intervenire sugli affitti commerciali con una misura fiscale destinata ai proprietari, ma vincolata a un effettivo alleggerimento dei canoni pagati dagli esercenti.
Il rischio di altri 114mila negozi
L’associazione richiama l’analisi di Confcommercio “Città e demografia d’impresa”, che fotografa il ridimensionamento progressivo delle attività presenti nei quartieri. Una precedente stima indica inoltre che, senza nuove politiche di rigenerazione urbana, entro il 2035 potrebbero scomparire altre 114 mila imprese del commercio al dettaglio.
La chiusura dei negozi non produce soltanto effetti economici. Nei centri abitati diminuiscono i servizi raggiungibili a piedi, con conseguenze particolarmente pesanti per gli anziani e per chi ha difficoltà a spostarsi. Il venir meno delle attività di prossimità incide quindi anche sulla vivibilità quotidiana delle città.
La proposta sugli affitti commerciali
In vista della prossima legge di bilancio, Federproprietà sollecita l’introduzione della cedolare secca sulle locazioni commerciali. Secondo la richiesta, il minore carico fiscale per i proprietari dovrebbe trasformarsi in una riduzione concreta dell’affitto, così da facilitare l’accordo con i commercianti e rendere nuovamente utilizzabili i locali vuoti.
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“Per fermare la desertificazione commerciale servono interventi concreti: la cedolare secca può essere uno di questi, se il risparmio fiscale aiuta anche chi tiene aperto il negozio”, hanno dichiarato Giovanni Bardanzellu, presidente di Federproprietà, e Riccardo Pedrizzi, responsabile del Settore Finanze e Tesoro dell’associazione.
Costi elevati e margini ridotti
Bardanzellu e Pedrizzi hanno sottolineato che la pressione sulle piccole attività arriva da più fronti: canoni di locazione, utenze, costo del lavoro e imposizione fiscale riducono la capacità di assorbire nuovi aumenti. Per questo, a loro giudizio, il sostegno al ceto medio attraverso il fisco dovrebbe comprendere anche le imprese che assicurano occupazione e servizi sul territorio.
La proposta viene presentata come un possibile punto d’incontro tra proprietari ed esercenti. “Il beneficio deve essere condiviso: una tassazione agevolata per il proprietario e un affitto più basso per il commerciante”, hanno aggiunto i rappresentanti di Federproprietà, indicando in questo meccanismo la condizione per ottenere effetti visibili sulle attività di prossimità e sulla vitalità urbana.
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