Messina avverte: banche disponibili, ma non a pagare da sole
Il vertice di Intesa Sanpaolo richiama il contributo fiscale degli istituti e chiede che eventuali nuovi interventi coinvolgano più categorie
Carlo Messina conferma la collaborazione degli istituti di credito con l’esecutivo, ma pone una condizione precisa: le decisioni pubbliche devono essere condivise e coerenti con gli impegni già assunti. «Noi abbiamo sempre aiutato il governo e continueremo a farlo, ma deve esserci rispetto reciproco», ha affermato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione.
LOOKFANTASTIC
-22% su LOOKFANTASTIC
Banche pronte, ma con garanzie
Messina ha assicurato che il sistema bancario non si tirerà indietro davanti a operazioni utili al Paese, compresi eventuali progetti legati alla vendita di beni pubblici. La disponibilità degli istituti, ha spiegato, resta ampia, purché ogni iniziativa venga gestita con chiarezza.
Il manager ha però ricordato che le banche operano nell’interesse dei propri azionisti e che i loro amministratori non possono assumersi responsabilità per interventi poco trasparenti o difformi dagli accordi precedenti. La collaborazione, dunque, deve poggiare su regole comprensibili e su un rapporto equilibrato tra le parti.
Il nodo della parità tra imprese
Secondo Messina, un eventuale ulteriore contributo non dovrebbe ricadere su un solo comparto. Se l’obiettivo è chiedere uno sforzo alle aziende più redditizie, ha osservato, il criterio dovrebbe riguardare tutte quelle con profitti oltre i 500 milioni di euro, senza limitarsi al settore finanziario.
Il tema, ha aggiunto, presenta anche un profilo costituzionale: non si può colpire in modo mirato una singola categoria. Gli interventi dovrebbero quindi essere concepiti con un’impostazione generale, applicabile secondo criteri omogenei alle imprese interessate.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
I numeri della fiscalità bancaria
Nel dibattito sugli utili degli istituti, Messina ha chiesto di considerare anche il gettito generato dalle banche. A fronte di 50 miliardi di profitti, ha ricordato, lo Stato incasserà 25 miliardi in imposte; una somma che, nella sua ricostruzione, contribuirà a finanziare la spesa pubblica dell’anno.
Il punto sollevato dal dirigente è che la redditività non può essere valutata separatamente dal prelievo fiscale. «Quando si parla di utili, mi piacerebbe che si ricordassero anche i 25 miliardi» ha detto, sottolineando che quelle risorse sono già destinate alle casse pubbliche.
L’accordo triennale torna al centro
Messina ha infine richiamato l’intesa raggiunta l’anno scorso sul contributo richiesto agli istituti per il triennio successivo. In origine le banche avevano ipotizzato una misura limitata a un solo anno, ma la richiesta fu di estenderla a tre, così da offrire maggiore stabilità sia ai conti dello Stato sia alla pianificazione degli istituti.
L’amministratore delegato ha spiegato di aver aderito a quella soluzione proprio perché basata su un impegno pluriennale. In una fase economica complessa, ha sostenuto, non dovrebbe essere soltanto un settore a sostenere il peso delle difficoltà, soprattutto quando esistono accordi già definiti.
Continua a leggere
Banche, Messina richiama l’accordo triennale: «Ora serve squadra»
Il numero uno di Intesa Sanpaolo difende l’intesa sui contributi e ricorda il gettito fiscale atteso dagli utili del settore
Banche, il conto fiscale sale a 10,5 miliardi: cosa cambia
Il pacchetto concordato con l’esecutivo comprende meno deduzioni, imposte differite rinviate e un aumento dell’Irap per il comparto finanziario.
Zucca e 6,5 milioni: la sfida siciliana di Fratelli Sicilia
Nata dall’esperienza maturata nella pasticceria di famiglia, l’azienda di Belpasso oggi impiega 80 persone e vende all’estero il 65% della produzione.
Borse, la tregua sui colloqui spinge il recupero: chi sale a Milano
Le indiscrezioni su una possibile ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato le tensioni sui mercati, mentre gli investitori guardano ai risultati societari.