Manovra, il conto si fa pesante: tutte le misure senza copertura
Tra tasse in aumento, consumi sotto pressione e margini ridotti per il 2027, il governo deve trovare risorse per finanziare le prossime scelte economiche.
Estendere il taglio dell’Irpef fino a 60mila euro costerebbe 2,6 miliardi, mentre l’anticipo pensionistico a 64 anni ne richiederebbe altri 1,6. Sono soltanto alcune delle ipotesi sul tavolo della prossima manovra, insieme alla flat tax per i giovani, al rinnovo degli incentivi alle assunzioni e al rafforzamento delle risorse per la sanità. Il problema è individuare entrate o risparmi sufficienti per sostenerle.
Anche l’abolizione permanente del bollo auto avrebbe un impatto rilevante: 5 miliardi nel biennio 2028-2029. Sul fronte abitativo si valuta inoltre un ecobonus elevato al 65% grazie alla flessibilità europea e una cedolare secca al 5% per i contratti di locazione di lunga durata, proposta da Lupi.
La manovra parte già in salita
Il quadro programmatico della finanza pubblica lascia prevedere spazi quasi nulli per il 2027. Una maggiore possibilità di intervento potrebbe emergere soltanto nel biennio successivo, quando sarebbe ipotizzabile una legge di bilancio “moderatamente espansiva”.
Il primo passaggio concreto arriverà con il Documento programmatico di bilancio, atteso a metà ottobre e destinato a Bruxelles. Il 13 ottobre, invece, il Parlamento dovrà esprimersi sull’autorizzazione allo scostamento da 29 miliardi destinato a energia e difesa: per approvarlo servirà la maggioranza assoluta.
Famiglie strette tra spese e imposte
Nel periodo aprile-giugno la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, con un incremento di 0,5 punti rispetto allo stesso trimestre del 2025. Nello stesso arco temporale il reddito disponibile dei nuclei familiari è salito appena dello 0,4%, mentre gli esborsi per i consumi hanno segnato un +1,7%.
La conseguenza è stata una riduzione della quota di reddito accantonata, scesa al 6,7% con una flessione di 1,2 punti. Anche il potere d’acquisto ha perso terreno, diminuendo dello 0,9%. Il Codacons prevede che le conseguenze della guerra possano incidere ancora più negativamente nel trimestre successivo, mentre la Cgil sollecita un intervento immediato contro il drenaggio fiscale.
Le opposizioni hanno trasformato i numeri in un’accusa politica. Francesco Boccia, del Pd, ha sostenuto che “questi dati raccontano meglio di qualsiasi polemica il fallimento” dell’esecutivo e ha chiesto se Giorgia Meloni avrebbe nuovamente attribuito la responsabilità all’Istat. Giuseppe Conte, leader del M5s, ha affermato che le tasse “stanno affondando il ceto medio”, mentre Angelo Bonelli di Avs ha definito i risultati “il conto delle scelte” del governo.
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Crescita confermata, deficit in miglioramento
La contabilità nazionale restituisce però anche alcuni segnali positivi. Tra il primo e il secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,2%, mentre il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente indica una crescita dell’1%.
La variazione già acquisita per il 2026 è pari allo 0,8%, nell’ipotesi che nei prossimi trimestri l’economia rimanga ferma. Il dato resta poco distante dall’obiettivo dell’1% indicato dal governo.
Nel frattempo è migliorato anche l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche: nel secondo trimestre si è attestato al -2% del Pil, contro il -2,1% registrato nello stesso periodo del 2025. Per le società non finanziarie, invece, è proseguito il calo della quota di profitto, accompagnato da un aumento del tasso di investimento.
Giorgetti prepara il confronto europeo
Giancarlo Giorgetti sarà in Lussemburgo da giovedì per partecipare alle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. In quella sede dovrebbe essere presentata anche la nuova proposta italiana sull’inflazione, con l’obiettivo di valutarne l’effetto nell’applicazione delle regole relative alla spesa.
Il ministro dovrà quindi muoversi tra richieste di nuovi interventi e vincoli di bilancio sempre più stringenti. Ogni misura inserita nella legge finanziaria dovrà essere accompagnata da una copertura, ottenuta attraverso maggiori entrate oppure riduzioni della spesa: in concreto, nuove tasse o tagli.
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