Frequenze mobili, il rinnovo può blindare il mercato fino al 2037
L’Antitrust propone di dividere lo spettro tra gli operatori attuali e una nuova gara, con vincoli per evitare concentrazioni e favorire gli investimenti.
La decisione sulle frequenze mobili potrebbe incidere sugli equilibri della telefonia italiana per quasi un decennio. Dal 1° gennaio 2029 gli attuali diritti d’uso potrebbero essere prorogati per altri 8 anni, ma l’Antitrust invita a evitare una conferma generalizzata dello spettro già nelle mani degli operatori presenti.
Il rischio di un mercato immobile
Le frequenze sono la risorsa che consente alle reti di trasportare chiamate e traffico dati, sia attraverso il 4G sia con il 5G. Per questo il loro rinnovo non riguarda soltanto le imprese del settore, ma anche la possibilità per gli utenti di accedere a servizi mobili più efficienti e competitivi.
Secondo il Garante della concorrenza, una proroga integrale garantirebbe continuità tecnica e permetterebbe agli operatori di pianificare con maggiore certezza gli investimenti. Allo stesso tempo, però, rischierebbe di mantenere invariati fino al 2037 i rapporti di forza attuali: chi dispone già di ampie porzioni di spettro conserverebbe il vantaggio, mentre per gli operatori più piccoli e per eventuali nuovi entranti gli spazi di crescita resterebbero limitati.
L’Autorità ha quindi prospettato una via intermedia. Una parte delle frequenze potrebbe restare agli attuali titolari, mentre quella rimanente dovrebbe essere rimessa a disposizione attraverso una procedura competitiva. A questo meccanismo andrebbero affiancati limiti alla quantità di spettro ottenibile, così da impedire che uno o due operatori accumulino una dotazione eccessiva.
Gare legate agli investimenti
La futura assegnazione, secondo l’Antitrust, non dovrebbe essere costruita puntando esclusivamente sul maggiore incasso per lo Stato. Il valore delle offerte economiche sarebbe importante, ma la selezione dovrebbe considerare anche gli impegni concreti sull’ampliamento delle reti, sulla copertura e sull’adozione delle tecnologie più avanzate.
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Le regole non sono ancora definitive. L’AgCom sta esaminando diverse ipotesi in vista della disciplina sul rinnovo delle frequenze e ha avviato una consultazione, mentre la segnalazione dell’Antitrust è stata trasmessa al ministero delle Imprese.
Il nodo degli operatori virtuali
Un capitolo separato riguarda gli operatori virtuali, cioè le società che non possiedono frequenze proprie e utilizzano quelle degli operatori dotati di infrastrutture. Per poter vendere servizi di telefonia, queste imprese devono ottenere l’accesso alle reti a condizioni corrette e senza trattamenti penalizzanti.
L’Antitrust ritiene preferibile che ogni operatore strutturato definisca individualmente le condizioni di accesso per i virtuali. Un accordo collettivo tra i principali titolari delle frequenze, invece, potrebbe ridurre la concorrenza e rendere più difficile per i soggetti privi di rete competere sul mercato.
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