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Economia 1 min di lettura1 ora fa

IA e lavoro, Fava avverte: il welfare non può restare senza risorse

Il presidente dell’Inps chiede di riflettere su come destinare alla previdenza il valore generato dall’intelligenza artificiale e mette in guardia dai suoi effetti sull’occupazione.

Il progresso dell’intelligenza artificiale apre una questione che va oltre la tecnologia: come distribuire i benefici economici prodotti dai nuovi strumenti e come proteggere chi rischia di perdere il proprio ruolo nel mercato del lavoro. A sollevarla è stato Gabriele Fava, presidente dell’Inps, intervenuto a Roma durante l’incontro “Welfare del Futuro” organizzato da Deloitte.


Il nodo delle risorse per il welfare

Rispondendo a una domanda sull’eventualità di introdurre un contributo previdenziale per le imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale, Fava ha spostato l’attenzione sulla destinazione del valore creato dalla tecnologia. “La domanda che ci dobbiamo porre oggi è come fare in modo che il valore aggiunto prodotto dall’IA sia restituito allo stato sociale e alla previdenza”, ha detto.

Il tema, quindi, riguarda il rapporto tra innovazione e sostenibilità del sistema sociale. Nel ragionamento del presidente dell’Inps, l’eventuale aumento della produttività legato all’intelligenza artificiale dovrebbe tradursi anche in un ritorno a favore della previdenza e delle politiche di welfare, soprattutto se la trasformazione avrà conseguenze rilevanti sull’occupazione.

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L’occupazione resta il punto critico

Secondo Fava, l’intelligenza artificiale “avrà un impatto significativo sull’occupazione”. Il presidente ha distinto questa tecnologia dagli strumenti digitali ormai familiari: un computer o un iPhone, ha osservato, funzionano soltanto grazie all’intervento umano, mentre l’IA generativa rappresenta un’evoluzione molto più avanzata.

Proprio questa capacità alimenta le preoccupazioni sulle ricadute sociali. Fava ha sintetizzato il rischio con una formula netta: “Non possiamo permetterci degli zombie”. Se dovesse arrivare “il nostro gemello digitale”, ha spiegato, alcune persone potrebbero ritrovarsi senza una funzione riconoscibile. La sfida indicata dal presidente dell’Inps è dunque fare in modo che l’innovazione non produca soltanto valore economico, ma contribuisca anche a mantenere inclusione, lavoro e protezione previdenziale.

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