Manovra, i conti gelano le promesse: cosa rischia il governo
Il documento di finanza pubblica restringe lo spazio per nuove misure proprio mentre i partiti preparano il voto del 2027 e chiedono interventi su fisco, giovani e pensioni.
Il governo si trova davanti a una scelta sempre più difficile: finanziare integralmente le misure promesse oppure rinviare quelle considerate prioritarie dalla maggioranza. Il Dpfp, con un deficit previsto al 3,4%, lascia infatti poco spazio sui conti pubblici e rende più incerto il destino di interventi come il taglio dell’Irpef, gli incentivi per gli under 35 e le nuove formule di flessibilità pensionistica.
Il debito riduce lo spazio di manovra
A pesare sono soprattutto il debito, destinato a superare il 138% del Pil, la pressione dello spread e l’instabilità dei prezzi dell’energia. Nel 2027 il percorso della spesa netta, parametro centrale del nuovo Patto di stabilità, non consentirebbe ulteriore disavanzo; il margine salirebbe invece a circa 3,5 miliardi nel 2028 e a 6,5 miliardi nel 2029.
Anche la spesa per interessi rappresenta un vincolo rilevante: l’anno prossimo dovrebbe oltrepassare quota 100 miliardi. È in questo quadro che va letto l’invito alla “maggiore attenzione” rivolto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il governo punta inoltre a ottenere dall’Unione europea 14,4 miliardi di disavanzo aggiuntivo tra il 2027 e il 2028 per ciascuno dei capitoli dedicati a energia e difesa, attraverso la clausola nazionale di salvaguardia.
Le promesse fiscali restano sospese
Tra le ipotesi più onerose c’è la stabilizzazione triennale dell’abolizione del bollo auto, che richiederebbe circa 5 miliardi, oltre ai 2,3 miliardi già previsti per il 2027 e collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’innalzamento da 50.000 a 60.000 euro della soglia per l’aliquota Irpef al 33% avrebbe invece un costo stimato in 2,5 miliardi.
La flat tax sugli aumenti contrattuali, sulle festività e sulla produttività vale circa 2,6 miliardi. Più contenuta sarebbe l’agevolazione al 5% per gli under 35 neoassunti, quantificata in circa 350 milioni. Appaiono invece più difficili da sostenere, alla luce dei numeri del Dpfp, l’uscita anticipata a 64 anni, stimata in 1,6 miliardi ogni anno, e l’estensione della flat tax alle partite Iva con redditi fino a 100.000 euro.
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Pensioni e giovani al centro dello scontro
Alla pressione delle richieste politiche si aggiungono gli adeguamenti delle pensioni all’inflazione e il cosiddetto drenaggio fiscale prodotto dall’aumento dei prezzi. Le stime oscillano tra 3,4 e 8 miliardi, mentre secondo la Cgil il prelievo aggiuntivo subito dai lavoratori tra il 2022 e il 2025 ha già raggiunto 30 miliardi.
Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha denunciato una protesta sociale sempre più estesa: “Milioni di italiani non ce la fanno più”. Sul fronte della maggioranza, Maurizio Lupi di Noi Moderati ha chiesto di concentrare le risorse sui giovani, proponendo zero tasse per gli under 30 e una cedolare secca al 5% per i contratti di affitto a lungo termine.
Energia e nuove entrate
Una possibile soluzione potrebbe consistere nel ricollocare stanziamenti già esistenti, riducendo alcune voci di spesa, oppure nell’aumentare le entrate. Tra le opzioni figurano una tassa sugli extraprofitti, tema che divide Lega e Forza Italia, e un ulteriore rialzo delle accise sui tabacchi. Il problema è che eventuali interventi arriverebbero alla vigilia delle elezioni, mentre il Dpfp indica una pressione fiscale al 43% nel 2026.
La clausola europea potrebbe essere utilizzata anche per coprire spese già programmate nei settori della difesa o della sicurezza energetica. Nel capitolo dedicato all’energia sono citati sostegni al trasporto pubblico degli studenti, incentivi alle imprese per rinnovabili e decarbonizzazione, ecobonus e colonnine di ricarica. Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia, ha sottolineato che sostenere le famiglie è necessario, ma che per le imprese la riduzione delle bollette deve diventare una priorità.
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