Low-carbon quasi alla pari con i fossili: dove si spostano i capitali
Nel 2025 il divario tra finanziamenti puliti e fossili si è quasi azzerato, ma il quadro cambia molto da regione a regione: Europa e Cina avanzano, il Nord America torna verso petrolio e gas.
I soldi che le banche indirizzano verso l’energia a basse emissioni sono ormai vicinissimi a quelli che sostengono carbone, petrolio e gas. Nel 2025 il conto è arrivato a 1.150 miliardi di dollari contro 1.190, con un rapporto di 0,97:1, secondo l’ultimo Energy Supply Banking Ratios di BloombergNef, basato sull’analisi di oltre 2.000 istituti di credito nel mondo.
Il divario si restringe, ma non basta
Nel complesso, i finanziamenti all’offerta energetica hanno toccato 2.300 miliardi di dollari, il 15% in più rispetto al 2024. La componente low-carbon è salita più rapidamente, con un incremento del 16% fino al livello più alto degli ultimi cinque anni.
Nonostante il progresso, BloombergNef ritiene che la traiettoria resti insufficiente per allinearsi al limite di 1,5 °C sul riscaldamento globale. La proiezione dell’analisi è che, lungo questo decennio, ogni dollaro destinato ai combustibili fossili dovrebbe essere accompagnato in media da quattro dollari verso l’offerta energetica a basse emissioni.
Europa e Cina corrono in avanti
Il primato tra le aree geografiche resta europeo: nel 2025 il rapporto tra low-carbon e fossili è salito da 2,3:1 a 2,5:1. A trainare il risultato è soprattutto il vento, con i finanziamenti all’eolico in crescita del 75% su base annua, spinti in larga parte dal project finance degli impianti offshore.
Anche la Cina mostra un’accelerazione forte. Qui il rapporto è passato a 1,6:1, grazie soprattutto alla spinta sulle infrastrutture elettriche. State Grid Corporation of China, il gruppo statale che controlla buona parte della rete del Paese, ha raccolto più di 105 miliardi di dollari per le reti, 67 miliardi in più rispetto all’anno prima, mentre i fondi destinati a petrolio e gas hanno perso terreno.
Le utility cinesi cambiano passo
Tra le grandi banche cinesi, Bank of China ha segnato nel 2025 il dato più alto tra gli istituti considerati da Bnef: 1,84 dollari al low-carbon per ogni dollaro ai fossili. Un anno prima il rapporto era 1,04, mentre nel 2021 si fermava a 0,58. È anche l’unica banca della top ten ad aver migliorato il parametro senza interruzioni dal 2021.
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Lo stesso spostamento emerge ancora meglio se si osservano le utility cinesi attraverso il capex, cioè i nuovi investimenti delle imprese. In questo caso il rapporto arriva a 12,7:1, molto sopra il 4,24:1 calcolato sui ricavi.
La differenza conta perché i ricavi fotografano soprattutto l’attività già in essere, mentre il capex indica dove vengono collocati oggi i capitali freschi. Con questa chiave di lettura, l’orientamento delle utility verso reti e investimenti low-carbon appare molto più netto.
Nord America in controtendenza
Dall’altra parte dell’Atlantico la direzione è diversa. Il Nord America resta il principale mercato mondiale per i finanziamenti energetici, con 973 miliardi di dollari nel 2025, ma l’aumento è stato assorbito in gran parte dai combustibili fossili.
I prestiti al comparto fossile sono cresciuti di 92 miliardi di dollari, mentre quelli low-carbon sono saliti solo di 8 miliardi. Il rapporto regionale è sceso a 0,5:1, soprattutto per l’andamento negli Stati Uniti. Sempre negli Usa, i finanziamenti alle società con ricavi legati al carbone hanno raggiunto il massimo storico di 42 miliardi di dollari.
JPMorgan Chase e il nuovo equilibrio
La stessa dinamica emerge nei numeri di JPMorgan Chase, che nel 2025 è stata la banca con il maggiore volume di finanziamenti all’offerta energetica, circa 100 miliardi di dollari. Il suo rapporto tra low-carbon e fossili si è ridotto a 0,63:1, per l’aumento del credito ai comparti fossili negli Stati Uniti e per una lieve flessione dei flussi verso le attività a basse emissioni.
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