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Economia 2 min di lettura5 giorni fa

Leonardi: salari fermi, tasse ai soliti e Tfr subito in busta paga

L’economista della Statale di Milano critica le agevolazioni per gli autonomi e rilancia su Tfr e successioni: per i giovani, dice, il trattamento di fine rapporto dovrebbe restare disponibile mese per mese.

A pesare sul ceto medio, secondo Marco Leonardi, non è solo l’aumento dei prezzi: è anche un sistema fiscale che continua a concentrare il prelievo sugli stessi contribuenti mentre si moltiplicano le agevolazioni per altre categorie. L’economista della Statale di Milano, in passato a Palazzo Chigi con Gentiloni e Draghi, mette nel mirino sia le flat tax rivolte agli autonomi sia gli effetti del fiscal drag.


Il costo dell’inflazione sui redditi medi

Leonardi sostiene che l’Irpef finisca per gravare sempre di più sui contribuenti abituali perché, a suo avviso, il governo ha esteso le imposte sostitutive per gli autonomi. Nel frattempo, dice, 25 miliardi di fiscal drag sarebbero stati sottratti soprattutto al ceto medio per essere redistribuiti verso i redditi più bassi.

Il suo ragionamento parte da un dato politico e arriva a una conseguenza economica: con stipendi che non recuperano il potere d’acquisto, il peso dell’inflazione si somma a quello del prelievo. Il risultato, nella sua lettura, è una pressione crescente su lavoratori dipendenti e famiglie con redditi intermedi.


Tfr e successioni, le due mosse proposte

Sul fronte delle retribuzioni, Leonardi propone di trasformare il Tfr in una risorsa immediatamente disponibile per i più giovani, almeno come scelta volontaria rispetto al suo conferimento ai fondi. L’obiettivo, spiega, è far sì che quella somma finisca nella busta paga e non venga congelata per anni.

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L’economista indica poi un altro capitolo da correggere: la tassazione delle successioni, che oggi giudica troppo lieve. Anche su questo punto invita a rivedere l’impianto attuale, perché a suo avviso il prelievo sui patrimoni trasferiti ereditariamente resta molto basso.

Nel suo quadro complessivo, dunque, il problema non riguarda solo quanto si paga, ma anche dove si orientano gli sconti fiscali. E la sua critica va in due direzioni: meno vantaggi per le partite Iva e più spazio per redditi da lavoro e nuove generazioni.

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