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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Lavoro irregolare, 3,27 milioni: quanto pesa il sommerso nel 2024

L’area non osservata dell’economia raggiunge 218,2 miliardi, ma il suo peso sul Pil diminuisce grazie alla crescita dell’economia regolare.

Sono 3 milioni e 277mila le unità di lavoro a tempo pieno impiegate senza regolare formalizzazione nel 2024. Il dato, diffuso dall’Istat, segnala un incremento del 4,6% in un anno, pari a oltre 145mila unità aggiuntive.

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Il lavoro irregolare accelera

La componente più ampia è quella dei dipendenti, che conta 2 milioni e 396mila unità. Rispetto al 2023, questa categoria è aumentata del 5,4%, con 121,8mila unità in più.

Anche il lavoro indipendente non regolare è cresciuto, seppure in misura più contenuta: l’aumento è stato del 2,7%, equivalente a 23,4mila unità. Nel complesso, il sommerso legato alla sotto-dichiarazione e all’impiego irregolare ha prodotto un valore di 187,8 miliardi, 2,4 miliardi in più rispetto all’anno precedente.


Il sommerso sale, il peso scende

Nel 2024 il valore complessivo dell’economia non osservata, che comprende il sommerso e le attività illegali, ha raggiunto 218,2 miliardi. L’incremento annuale è stato limitato allo 0,3%, mentre nello stesso periodo il Pil a prezzi correnti è cresciuto del 3,2%.

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Per effetto di questa diversa velocità di crescita, l’incidenza sul prodotto interno lordo è passata dal 10,2% al 9,9%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali. Il solo sommerso economico vale 198,4 miliardi, in aumento di 0,8 miliardi; la quota riferita alle attività illegali si è invece attestata a 19,8 miliardi.


Droga in calo, prostituzione in aumento

Tra le attività illegali, il traffico di stupefacenti ha registrato una lieve contrazione. Il valore aggiunto è sceso a 14,9 miliardi, mentre la spesa delle famiglie per i consumi collegati si è fermata a 16,8 miliardi: in entrambi i casi la riduzione è stata di 0,4 miliardi.

I servizi di prostituzione hanno seguito una dinamica opposta, con una crescita del 2,8% sia del valore aggiunto sia dei consumi finali. I due valori hanno raggiunto rispettivamente 4,2 e 5,0 miliardi. Il contrabbando di sigarette resta invece una componente ridotta: rappresenta il 3,1% del valore aggiunto delle attività illegali, pari a 0,6 miliardi, e il 3,2% dei consumi delle famiglie, equivalenti a 0,7 miliardi.

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