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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Italia, il Pil sale ma l’energia resta il rischio: l’avvertimento del Fmi

Il Fondo rivede al rialzo le stime italiane per 2026 e 2027, ma segnala che debiti elevati, inflazione e nuovi shock geopolitici possono mettere sotto pressione la crescita globale.

L’Italia beneficia di una revisione positiva delle prospettive, ma il quadro resta esposto alle conseguenze della crisi energetica. Il Fondo monetario internazionale ha infatti migliorato le previsioni sul prodotto interno lordo nazionale, mentre il rapporto sulle prospettive economiche mondiali avverte che la tenuta dell’economia globale potrebbe essere presto messa alla prova.


Il rialzo delle stime per l’Italia

Per il 2026 il Fmi prevede una crescita italiana dello 0,8%, contro lo 0,5% indicato nell’aggiornamento diffuso a luglio. La correzione è quindi pari a 0,3 punti percentuali. Anche l’anno successivo registra un aggiustamento verso l’alto: la stima per il 2027 passa dallo 0,5% allo 0,6%.

Le nuove indicazioni sono contenute nel rapporto presentato durante le riunioni del Fmi a Bangkok. Il miglioramento delle prospettive di crescita non elimina tuttavia le incognite legate ai prezzi dell’energia, che continuano a rappresentare uno dei principali canali di trasmissione delle tensioni geopolitiche.


Inflazione italiana ancora esposta

Secondo le proiezioni del Fondo, nel 2026 l’inflazione media annua in Italia dovrebbe raggiungere il 3,3%, un livello superiore al 3,1% stimato per l’area euro. Nel 2027 il dato nazionale è previsto in rallentamento al 2,8%, in linea con la media dei partner europei.

Tra le grandi economie dell’eurozona, soltanto la Spagna avrebbe un impatto inflazionistico maggiore derivante dallo shock energetico: il Fmi indica il 3,7% nel 2026 e il 2,7% nel 2027. Per la Germania le previsioni sono del 2,7% e del 3,1%, mentre la Francia dovrebbe fermarsi rispettivamente al 2,4% e al 2,2%.

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La crescita mondiale è sotto pressione

L’analisi del Fmi riconosce che l’economia internazionale ha assorbito una serie eccezionale di shock, fino alla guerra in Medio Oriente. A sostenere l’attività sono stati soprattutto la diversificazione delle fonti e dei percorsi di approvvigionamento energetico e la forte spinta degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

La capo economista del Fondo, Silvana Tenreyro, avverte però che «questa resilienza è sotto sforzo» e potrebbe essere sottoposta a nuove prove. Le riserve energetiche si stanno riducendo e ulteriori crisi geopolitiche rischiano di provocare nuovi rincari e interruzioni nelle forniture.


Debito e prezzi limitano le risposte

Il margine d’intervento dei governi è inoltre ristretto dall’elevato livello del debito pubblico. Secondo il rapporto, questa condizione rende più difficile utilizzare la politica fiscale per sostenere l’economia nel caso di nuovi contraccolpi.

Anche le banche centrali dispongono di spazi limitati: la necessità di mantenere sotto controllo l’inflazione impedisce loro di concentrarsi esclusivamente sul sostegno alla crescita. Negli Stati Uniti l’effetto iniziale della crisi energetica appare particolarmente marcato, con un’inflazione prevista al 3,6% nel 2026 e al 2,8% nel 2027.

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