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Economia 1 min di lettura6 giorni fa

Istat sotto attacco: la replica dura ai dubbi sul 3,1%

Dopo le critiche di Giorgia Meloni sui conti pubblici, i tecnici dell’Istat respingono l’idea di un dato piegato e indicano nella Ragioneria l’errore di stima.

La contestazione politica sul 3,1% ha riacceso il malessere dentro l’Istat, proprio nell’anno del centenario dell’ente. A Roma, in via Balbo, il clima viene descritto come un misto di amarezza e irritazione: dopo le parole di Giorgia Meloni, i lavoratori leggono quelle accuse come un colpo alla credibilità del loro lavoro.


La replica dell’Istat al sospetto sui conti

La linea difensiva dei tecnici è netta: il dato non sarebbe stato manipolato per convenienza. In sostanza, spiegano che se l’indicazione fosse stata forzata, Bruxelles avrebbe contestato subito l’impostazione dei conti. L’ente respinge quindi l’idea di una statistica adattata alle esigenze del governo.

Nel confronto aperto dalle parole della premier entra anche un altro bersaglio: la Ragioneria, indicata come responsabile di stime sbagliate. È questo il punto che i dipendenti rilanciano per difendere l’istituto, convinti che la polemica stia scaricando sull’Istat una responsabilità che non gli appartiene.

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Un malessere che va oltre il caso politico

Sul frontone della sede, la figura di Seshat, divinità egizia legata alla misurazione, viene letta quasi come un simbolo del momento. La sua immagine, spiegano dall’ambiente dell’istituto, sembra riflettere la sensazione di fragilità che attraversa chi lavora lì dentro. Non c’è soltanto irritazione per l’attacco ricevuto: pesa anche la percezione di vedere messa in discussione la funzione stessa dell’ente.

L’esplosione del caso arriva in un passaggio delicato, perché il 3,1% tiene l’Italia dentro la procedura Ue per deficit eccessivo. È su questo punto che si è concentrata la critica politica, mentre dall’Istat arriva la richiesta implicita di distinguere tra valutazioni economiche e accuse di alterazione dei numeri.

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