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Economia 2 min di lettura50 min fa

Irpef, il taglio al ceto medio resta senza copertura: cosa cambia

Le risorse potrebbero essere dirottate verso sanità, giovani e partite Iva, mentre l’intervento sulle tredicesime slitta.

Il taglio dell’Irpef destinato ai redditi medio-alti rischia di uscire dalla prossima manovra, almeno nella sua formulazione attuale. L’ipotesi prevedeva di ridurre dal 43% al 33% l’aliquota applicata allo scaglione tra 50mila e 60mila euro, ma le risorse disponibili non sembrano sufficienti a finanziare l’intervento senza sacrificare altre misure.

Nel confronto della maggioranza al ministero dell’Economia, in vista della definizione della legge di bilancio, avrebbe così guadagnato spazio una diversa priorità: concentrare gli stanziamenti su anziani, persone fragili e sostegno ai redditi dei lavoratori più giovani. Il dossier fiscale, comunque, non sarebbe definitivamente archiviato.


Il nodo delle coperture resta aperto

Una parte del governo e della maggioranza continuerebbe a sostenere la riduzione dell’Irpef, ma per ora il progetto appare fermo. Le simulazioni indicano circa 3 milioni di contribuenti interessati: una platea ritenuta troppo limitata rispetto all’ampiezza delle esigenze sociali e all’impatto politico atteso dalla misura.

Secondo le ricostruzioni dei quotidiani, i margini finanziari sono «risicatissimi». Per rendere possibile il taglio sarebbe necessario rinunciare ad altri interventi, tra cui un possibile bonus per le fasce più deboli, pensato per sostenere le spese sanitarie degli anziani e dei soggetti fragili.

Tra le ipotesi allo studio c’è un sistema per anticipare, almeno in parte, il beneficio delle detrazioni sulle cure mediche. Oggi queste agevolazioni producono effetti soltanto nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo e non aiutano chi non dispone di un’imposta sufficiente da abbattere.

L’anticipo generalizzato avrebbe però un costo di cassa troppo elevato. Per questo si valuta un contributo forfettario, il cui importo sarebbe collegato al reddito dei destinatari, con particolare attenzione alle prestazioni pagate fuori dal Servizio sanitario nazionale, comprese quelle odontoiatriche.

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Giovani e partite Iva nella trattativa

Sul versante del lavoro potrebbe tornare la detassazione degli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali, così da rafforzare direttamente le buste paga. L’agevolazione fiscale sulle tredicesime, invece, sarebbe rinviata: una nuova valutazione potrebbe arrivare verso la fine del 2027, anche alla luce del calendario politico ed elettorale.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato più volte il taglio dell’Irpef come obiettivo centrale della sua quinta manovra. Tuttavia, la discussione interna si concentra anche sulla possibilità di finanziare misure considerate più ampie e visibili per gli elettori.

In questo quadro è riemersa l’idea di ampliare il limite della flat tax per le partite Iva. Dopo il precedente innalzamento da 65mila a 85mila euro, la soglia potrebbe essere portata vicino ai 100mila euro di ricavi o compensi.

Per procedere sarebbe necessario riaprire il confronto con Bruxelles e intervenire contemporaneamente sulla disciplina dell’Iva. La scelta, quindi, non dipenderebbe soltanto dalle disponibilità della manovra, ma anche dagli accordi da raggiungere sul piano europeo.

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