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Economia 1 min di lettura48 min fa

Insulto a Meloni sui social: il Csm valuta il caso del pm

Dopo il mancato via libera agli adeguamenti retributivi dei magistrati, un post attribuito ad Alessandro Di Cicco scatena la reazione di un componente laico del Csm.

La tensione tra Palazzo Chigi e magistratura si sposta sui social. Al centro della vicenda c’è un messaggio attribuito ad Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio alla Procura della Repubblica di Roma, pubblicato dopo la decisione di Giorgia Meloni di non firmare il decreto sugli adeguamenti degli stipendi della categoria.

Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, sul profilo Facebook del magistrato sarebbe comparsa la frase: «La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia». Il contenuto, tuttavia, non risulta più visibile.

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Il post finisce sotto esame

La pubblicazione, della quale viene riferita l’attribuzione a Di Cicco, ha provocato la presa di posizione di Enrico Aimi, consigliere laico del Consiglio superiore della magistratura ed ex senatore di Forza Italia. Aimi ha chiesto che l’organo di autogoverno della magistratura valuti la vicenda e l’eventuale presenza di profili disciplinari.

Il consigliere ha distinto il diritto alla libera espressione dagli obblighi connessi all’esercizio della funzione giudiziaria. A suo avviso, anche i magistrati possono intervenire nel dibattito pubblico, ma devono farlo mantenendo equilibrio, correttezza e rispetto delle istituzioni.

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Scontro sugli stipendi dei magistrati

La polemica nasce dal mancato via libera di Meloni al decreto che avrebbe autorizzato gli adeguamenti retributivi destinati ai magistrati. La scelta della presidente del Consiglio si inserisce in un confronto già caratterizzato da contrasti a distanza tra il governo e una parte della magistratura.

Nel suo intervento, Aimi ha richiamato proprio la delicatezza del ruolo svolto da chi lavora nella giustizia. La valutazione del Csm, se avviata, dovrà concentrarsi sul contenuto del messaggio attribuito al magistrato e sulla sua compatibilità con i doveri richiesti a chi esercita una funzione giudiziaria.

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