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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Inflazione, l’avvertimento di Lane: senza Bce famiglie più esposte

Il capo economista della Banca centrale europea difende i rialzi dei tassi e richiama i rischi per lavoratori e risparmiatori italiani.

Per le famiglie italiane, lasciare correre l’inflazione dopo lo shock energetico legato alla guerra tra Russia e Ucraina avrebbe avuto conseguenze ancora più pesanti. È la tesi sostenuta da Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea, che ha spiegato perché l’istituto abbia scelto di aumentare i tassi nonostante le critiche arrivate anche dal mondo politico italiano.


Lane difende la linea della Bce

In un’intervista all’ANSA, Lane ha ricordato che l’aumento dei prezzi colpisce direttamente la vita quotidiana. «L’inflazione è molto dannosa» e le persone «soffrono davvero se l’inflazione diventa troppo alta», ha affermato rispondendo alle contestazioni sui rialzi decisi dalla Bce.

Secondo il capo economista, l’assenza di una risposta monetaria adeguata avrebbe lasciato il tasso d’inflazione su livelli compresi tra il 3% e il 4%. Uno scenario del genere, ha osservato, avrebbe penalizzato in modo particolare i lavoratori e i nuclei familiari italiani.

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Il rischio per i tassi a lungo termine

Lane ha inoltre collegato la politica dei tassi alle aspettative sull’andamento futuro dei prezzi. Se la Bce non intervenisse quando necessario, l’inflazione potrebbe restare troppo elevata e convincere famiglie e investitori che continuerà a esserlo.

In quel caso, ha spiegato l’economista, aumenterebbero anche i tassi a più lunga scadenza. La conseguenza sarebbe una maggiore pressione sui differenziali di rendimento tra i titoli di Stato, con possibili ricadute sul costo del finanziamento per il sistema economico e per le famiglie.

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