IA e lavoro, Anthropic prova a pagare il conto del cambiamento
La società tecnologica vuole destinare il 5% del proprio capitale a iniziative di utilità collettiva mentre cresce il contrasto verso algoritmi e centri dati.
La discussione su come compensare chi potrebbe perdere il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale entra in una fase più concreta. Anthropic ha annunciato l’intenzione di destinare il 5% del proprio capitale a progetti di pubblica utilità, collegando la crescita del settore alla necessità di attenuarne le conseguenze sociali.
L’ipotesi di redistribuire una parte dei guadagni generati dall’IA non è nuova. Da tempo, nella Silicon Valley, alcuni imprenditori la presentano in forme diverse, talvolta associate all’idea di un reddito universale.
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Anthropic apre una strada inedita
La mossa della società arriva mentre aumenta la diffidenza nei confronti degli algoritmi e dei grandi centri di elaborazione dati. Anthropic si propone così come la prima azienda del settore a trasformare quel dibattito in un impegno annunciato pubblicamente.
Il fondo dovrebbe sostenere iniziative orientate all’interesse collettivo e contribuire a ridurre, almeno in parte, gli effetti negativi attribuiti alla diffusione dell’intelligenza artificiale. Tra questi rientra anche il rischio di sostituzione di alcuni lavoratori.
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La risposta della Silicon Valley
L’annuncio si inserisce in un confronto più ampio sul modo in cui distribuire i benefici economici dell’automazione. L’obiettivo dichiarato è evitare che i profitti restino concentrati mentre i costi della trasformazione ricadono soprattutto sulla società.
Sul tema è intervenuto anche Elon Musk, con una proposta distinta da quella di Anthropic: «Regalerò un’azione SpaceX a ogni bambino americano». La dichiarazione mostra come, nella Silicon Valley, stiano emergendo iniziative diverse per affrontare il rapporto tra ricchezza tecnologica e utilità pubblica.
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