Gas in corsa, petrolio giù: le Borse aspettano Fed e Bce
I listini europei tentano il recupero mentre gli investitori valutano energia, dati societari e prossime mosse delle banche centrali.
Il gas sale a 96,3 euro per megawattora, con un incremento del 2,6%, mentre il petrolio arretra dopo il recente rally. Il Brent perde l’1,47% a 115 dollari al barile e il WTI scende dell’1,9% a 101,3 dollari, in quella che viene considerata una possibile correzione tecnica.
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Energia e valute muovono i mercati
La frenata del greggio contribuisce a sostenere le Borse del continente, insieme alla lieve riduzione dei rendimenti obbligazionari. Sul mercato dei cambi, l’euro resta stabile a 1,119 dollari e a 175,62 yen, mentre il dollaro si scambia a 156,83 yen.
A Piazza Affari il FTSE MIB segue la direzione degli altri principali indici europei. Tra i titoli più vivaci figurano Avio, Stellantis e Ferrari; in controtendenza Recordati Ord e le società legate al comparto petrolifero.
Tecnologia sotto esame negli Usa
Il settore tecnologico continua invece a mostrare debolezza. Gli operatori attendono i conti trimestrali di Microsoft, Alphabet e Amazon, attesi nei prossimi giorni, per capire se le quotazioni azionarie incorporino prospettive di crescita ancora sostenibili.
L’attenzione sui risultati delle grandi società statunitensi si inserisce in una fase di cautela più ampia. Gli investitori cercano indicazioni sulla tenuta degli utili prima di valutare nuovi posizionamenti sui titoli tecnologici.
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Settimana decisiva per i tassi
La politica monetaria sarà il principale tema macroeconomico dei prossimi giorni. Mercoledì si riunirà la Federal Reserve: secondo le indicazioni elaborate da Cme FedWatch, oltre il 90% degli operatori prevede tassi invariati, mentre per dicembre viene stimato un aumento di 25 punti base.
Il giorno successivo sarà il turno della Banca centrale europea, per la quale le attese prevalenti indicano una conferma del costo del denaro. Venerdì toccherà infine alla Banca del Giappone, completando il calendario delle principali decisioni monetarie della settimana.
Brasile e titoli di Stato
Resta delicata la situazione degli strumenti finanziari brasiliani dopo l’esito inatteso del ballottaggio presidenziale, vinto da Inacio Lula. La mancata accettazione del risultato da parte dello sfidante Flavio Bolsonaro alimenta l’incertezza: un ETF quotato a Tokyo e composto da azioni brasiliane perde il 16%, mentre il real è sotto pressione.
Sul debito dell’Eurozona prevalgono variazioni contenute. Il rendimento del BTp decennale con scadenza 1 luglio 2036 scende al 4,56% dal 4,57% di venerdì, rimanendo comunque vicino ai livelli più elevati dall’autunno 2023. Il differenziale con i Bund tedeschi si porta a 120 punti, contro i 123 della seduta precedente, mentre il rendimento del decennale francese torna appena sotto il 5%.
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