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Economia 2 min di lettura5 giorni fa

Gaia Paradisi, il peso dell’eredità e la scelta di guidare l’impresa

Dalla scomparsa del padre alla guida della Paradisi di Jesi: la manager racconta il passaggio rapido e il cambio di metodo dentro un’azienda cresciuta anche nell’organizzazione.

La crescita dell’impresa, per Gaia Paradisi, non si misura soltanto nei bilanci o nel numero dei dipendenti. Conta anche il modo in cui è cambiata la struttura interna, insieme al mondo attorno, e la consapevolezza che non bastava replicare le mosse di chi l’aveva preceduta.


Una guida presa in fretta

Quando il padre Sandro è venuto a mancare all’improvviso, lei aveva 27 anni e da appena due lavorava nell’azienda di famiglia. In quel momento si è trovata davanti a una decisione netta: fermarsi oppure raccogliere il testimone della società che il nonno aveva avviato nel 1957. Ha scelto la seconda strada.

Parlando all’ANSA, la giovane imprenditrice ha spiegato che all’inizio si subisce l’impatto di ciò che accade, ma poi arriva il momento di assumersi il peso della responsabilità. Il racconto è arrivato nel pomeriggio al Fermo Forum, durante la terza edizione del talk "Riscriviamo il futuro".


Dalla fabbrica alla fiducia del team

Paradisi avrebbe preferito un iter più lineare e un tempo più ampio per osservare il lavoro del padre. Invece ha dovuto accelerare tutto, entrando in azienda con una formazione da ingegnere meccanico e una laurea conseguita al Politecnico di Torino.

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All’inizio ha lavorato fianco a fianco con chi stava in reparto. In quel passaggio, ha raccontato, era percepita da un lato come tecnica e dall’altro come figlia di Sandro; per questo sentiva di dover provare, oltre al curriculum, di essere affidabile e all’altezza. Quel contatto ravvicinato con il personale le ha permesso di conoscere meglio chi lavorava in azienda e di consolidare la fiducia reciproca.


L’azienda oggi corre su più mercati

La Paradisi di Jesi, in provincia di Ancona, occupa oggi 46 persone e produce minuteria metallica destinata soprattutto al mercato italiano. Il catalogo va dall’automotive all’automazione, passando per elettrovalvole, elettrodomestici, medicale, moda e wellness.

Negli ultimi sei anni, ha osservato, il cambiamento non ha riguardato solo i volumi ma anche l’organizzazione interna. La sua lettura è che l’impresa sia dovuta evolvere insieme al contesto esterno e che lei stessa sia diversa dal padre: limitarsi a ripetere il suo metodo, ha detto, non sarebbe stata una scelta sensata.

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