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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Fisco 2026 al 43%: chi paga davvero il conto più salato

La pressione fiscale raggiunge il livello più alto dell’ultimo decennio, ma il carico sulle famiglie è diminuito: Milano guida la classifica dei versamenti Irpef.

Il 2026 potrebbe chiudersi con una pressione fiscale pari al 43%, il valore più elevato degli ultimi dieci anni. L’aumento, tuttavia, non deriva soltanto da maggiori imposte a carico delle famiglie: secondo l’analisi dell’ufficio studi della Cgia, una parte rilevante delle entrate aggiuntive arriva dai nuovi occupati e da banche, assicurazioni e grandi imprese.

La fotografia territoriale mostra inoltre una forte distanza tra le province italiane. Milano è al primo posto per Irpef media versata, mentre nelle aree con redditi più contenuti, soprattutto nel Mezzogiorno, il prelievo risulta molto più basso.

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Milano stacca Roma sui versamenti

Nel 2024, sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, ogni contribuente della provincia di Milano ha pagato mediamente 9.066 euro di Irpef. Il dato supera di oltre 1.500 euro quello registrato a Roma, ferma a 7.536 euro per contribuente.

La graduatoria prosegue con Monza e Brianza, a quota 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846. Il valore medio nazionale è invece pari a 5.788 euro. Tra le province con i versamenti più contenuti figurano Crotone, con 3.867 euro, Vibo Valentia con 3.836, il Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689.


Il reddito spiega il divario territoriale

La differenza tra le varie aree è legata soprattutto alla struttura progressiva dell’Irpef: all’aumentare del reddito cresce anche l’aliquota applicata. Non sorprende quindi che Milano sia prima anche per reddito complessivo medio dichiarato, con 34.803 euro.

Alle sue spalle si trovano Bologna, con 30.686 euro, Monza e Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. L’elenco delle province più ricche coincide in larga misura con quello dei territori dove il gettito Irpef è maggiore.

Il maggiore prelievo si accompagna, in genere, alla presenza di una rete più ampia di servizi pubblici. Trasporti, infrastrutture sociali, scuola, cultura, attività sportive e tempo libero sono tra gli ambiti citati nel quadro dell’analisi, anche se la qualità dei servizi può variare da un territorio all’altro.

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Pressione fiscale in salita, famiglie più protette

Nel 2025 il rapporto tra entrate fiscali e prodotto interno lordo si è attestato al 42,9%; per il 2026 è previsto un incremento al 43%. Nel 2022, prima dell’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, il valore era del 41,6%: la distanza rispetto alla previsione attuale è quindi di 1,4 punti percentuali.

L’aumento complessivo non significa però che ogni nucleo familiare abbia pagato più tasse. Le ultime quattro Leggi di Bilancio, secondo la Cgia, hanno ridotto di 45,7 miliardi il carico teorico su famiglie, lavoratori autonomi e microimprese; considerando le risorse già stanziate in precedenza e gli interventi temporanei, il beneficio effettivo per i nuclei familiari viene quantificato in 33,3 miliardi.

A spingere verso l’alto il gettito hanno contribuito anche 1,1 milioni di nuovi occupati, attraverso Irpef e contributi previdenziali. Un apporto aggiuntivo è arrivato dai maggiori versamenti di banche, compagnie assicurative e grandi aziende, mentre per gli autonomi sono state ampliate le soglie del regime forfettario e sono state introdotte riduzioni sulle aliquote dei primi scaglioni di reddito.


Quasi 43 milioni versano l’Irpef

I contribuenti Irpef sono complessivamente quasi 43 milioni. La categoria più numerosa è quella dei lavoratori dipendenti, con 24,1 milioni di persone, seguita dai pensionati, che sono 14,5 milioni.

Le partite Iva considerate dall’analisi sono poco più di 1,6 milioni, senza includere gli autonomi sottoposti al regime forfettario. Per numero di contribuenti, la Città Metropolitana di Roma è prima con 3 milioni, davanti a Milano con 2,5 milioni e Napoli con 1,7 milioni.

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