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Economia 2 min di lettura5 giorni fa

Fed contro Trump: la stretta che complica i piani per il voto

L’aumento dei tassi deciso il 16 settembre mette in difficoltà la strategia della Casa Bianca, che puntava su denaro più economico per reggere la spesa prima delle elezioni di midterm.

La strategia economica di Donald Trump ha subito un colpo inatteso: la Federal Reserve ha scelto di rendere più caro il denaro proprio mentre la Casa Bianca cercava il contrario per sostenere la spesa pubblica in vista del voto di novembre.


Warsh non ha seguito la linea attesa

Il passaggio decisivo è arrivato il 16 settembre, quando il comitato per la politica monetaria guidato da Kevin Warsh ha alzato i tassi di 0,25 punti percentuali, dopo mesi di pressioni politiche per una riduzione. La banca centrale ha inoltre lasciato aperta la porta a ulteriori rialzi se il quadro dei prezzi non dovesse migliorare.


La Casa Bianca puntava sui tassi bassi

La posta in gioco era chiara: l’amministrazione voleva un costo del denaro più basso per finanziare nuove misure senza far lievitare troppo l’onere del debito. Tra le ipotesi più recenti c’era anche l’invio di 5.000 dollari a ogni americano dopo il voto, una promessa che avrebbe richiesto condizioni di mercato favorevoli. In parallelo, il Tesoro guidato da Scott Bessent ha usato risorse pubbliche per riacquistare debito statunitense, mentre alcuni investitori hanno iniziato a considerarlo più rischioso.

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Inflazione in salita e conti più pesanti

Sul fronte dei dati, ad agosto l’inflazione è salita al 3,4 per cento, anche per l’effetto della guerra in Iran. In questo contesto, la mossa della Fed rende più costose le future emissioni di titoli e può pesare anche sul valore di quelli già in circolazione, aggravando la difficoltà di Washington nel finanziare nuove spese.


Il precedente di Powell e la battaglia su

Per capire il clima che ha preceduto questa decisione, bisogna tornare al primo mandato di Trump, quando aveva scelto Jerome Powell alla guida della banca centrale. Rientrato alla Casa Bianca, il presidente aveva poi provato a spingerlo fuori in anticipo e aveva tentato anche di rimuovere Lisa Cook, economista indicata dai Democratici e accusata di una frode sul mutuo mai dimostrata. La svolta del 16 settembre mostra quindi una Fed meno allineata alle aspettative presidenziali.

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