Ex Ilva, la sfida dei lavoratori: “Non ci fermeremo senza risposte
A Taranto e Genova la protesta contro lo stop degli impianti, mentre i sindacati chiedono un piano industriale e garanzie occupazionali
“Siamo partiti e non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte”. È il messaggio diffuso da Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, nella giornata di sciopero dei dipendenti dell’ex Ilva. Il sindacato chiede al governo di intervenire con risorse e strategie concrete: l’obiettivo, ha ribadito De Palma, non è restare in cassa integrazione, ma tornare a lavorare in condizioni sicure e con una prospettiva industriale.
Tra le proposte della Fiom figura la creazione di una società pubblica partecipata, incaricata di attuare un piano straordinario per mantenere operative le aree a freddo di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. La richiesta comprende anche manutenzioni, bonifiche, investimenti per la decarbonizzazione e misure a tutela del reddito e della salute.
La protesta si allarga agli stabilimenti
Lo sciopero nazionale di 24 ore, proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb, coinvolge i lavoratori di Acciaieria d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e delle aziende dell’indotto. Le organizzazioni sindacali non escludono di prolungare le iniziative anche nei prossimi giorni.
La mobilitazione nasce dopo la decisione di sospendere le attività produttive nell’area a caldo di Taranto e di fermare temporaneamente, dal 15 novembre, gli impianti di Genova e Novi Ligure. I sindacati contestano una prospettiva limitata alla cassa integrazione e chiedono invece un progetto capace di garantire il rientro dei dipendenti.
Taranto tra assemblee e blocchi
Nel capoluogo ionico si è tenuta un’assemblea di circa due ore nel parcheggio della direzione aziendale, con gli interventi dei rappresentanti sindacali impegnati nella vertenza. In seguito, lavoratori e delegati hanno occupato una parte della statale 106 in direzione della raffineria Eni; non si escludono ulteriori interruzioni della viabilità.
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Gli impianti tarantini restano fermi e in attesa del pronunciamento della Cassazione, previsto per il 20 ottobre, sulla chiusura dell’area a caldo. Le sigle dei lavoratori sollecitano un piano industriale per la decarbonizzazione di tutti i siti, un intervento sociale destinato anche agli addetti degli appalti e dell’Ilva in amministrazione straordinaria, oltre a un ruolo diretto dello Stato nella transizione.
A Genova corteo e appelli
A Cornigliano la giornata è cominciata davanti agli ingressi dello stabilimento, dove sono stati schierati mezzi pesanti e si sono riuniti numerosi dipendenti. All’assemblea hanno partecipato la sindaca Silvia Salis, il vicesindaco Terrile e i parlamentari Pastorino e Furlan, prima del corteo diretto verso il centro di Genova.
Salis ha sostenuto che non ci sarebbero ragioni industriali per bloccare gli impianti del Nord, considerato che le loro lavorazioni trovano ancora richiesta sul mercato. Secondo la sindaca, un’intesa internazionale per assicurare le materie prime potrebbe evitare lo stop.
Anche il presidente della Regione, Marco Bucci, presente a Cornigliano, ha chiesto di mantenere in funzione la fabbrica. Dal corteo, ha spiegato che il messaggio della città riguarda la difesa della produzione di un acciaio richiesto dal mercato e che, in caso contrario, dovrebbe essere acquistato all’estero.
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