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Economia 1 min di lettura20 ott

Ex Ilva, la Cassazione frena lo stop: «Va bilanciata la salute»

Davanti alle Sezioni Unite Civili, il procuratore generale Luigi Birritteri contesta l’ordinanza milanese sull’area a caldo di Taranto.

La decisione sul futuro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto passa dal confronto tra due esigenze: proteggere la salute e mantenere la produzione industriale. È questo il punto sollevato in udienza dal procuratore generale della Cassazione Luigi Birritteri, chiamato a intervenire sui ricorsi contro il blocco dell’attività.

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La Cassazione valuta i ricorsi

L’udienza si è svolta davanti alle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione. A rivolgersi ai giudici sono state Ilva Spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding, che contestano lo stop disposto per l’area a caldo dello stabilimento tarantino.

Nel suo intervento, Birritteri ha criticato il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, sostenendo che non avrebbe messo adeguatamente a confronto la tutela sanitaria e la continuità della produzione. «Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale», ha affermato in aula.


Il nodo sull’amianto

Il procuratore generale ha riconosciuto che i rischi legati all’amianto non sono in discussione. La sua obiezione riguarda invece il modo in cui il pericolo sarebbe stato valutato dai giudici milanesi.

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Secondo Birritteri, infatti, la Corte d’Appello avrebbe individuato il rischio senza verificarlo in modo concreto. «La pericolosità dell’amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta», ha dichiarato durante l’udienza.

Ora spetta alle Sezioni Unite Civili esaminare le ragioni delle società ricorrenti e pronunciarsi sul provvedimento che ha imposto l’interruzione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva.

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