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Economia 2 min di lettura8 ore fa

Ex Ilva, il verdetto della Cassazione si avvicina: il no alla sospensione

La Procura generale di Milano chiede di fermare la nuova richiesta cautelare mentre l’udienza è già calendarizzata per il 30 settembre

La Procura generale di Milano ritiene che non ci siano più motivi per congelare lo stop agli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. Il punto decisivo, secondo il sostituto pg Angelo Renna, è la discussione già fissata davanti alle Sezioni Unite della Cassazione per il 20 ottobre, prima della scadenza prevista per lo spegnimento degli impianti.

Il parere è stato depositato in vista dell’udienza del 30 settembre, quando la Corte d’Appello civile di Milano, sezione imprese, esaminerà la nuova richiesta presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI.


La Procura vede venir meno l’urgenza

Renna ha chiesto ai giudici di dichiarare il ricorso inammissibile oppure, in subordine, di respingerlo nel merito. La tesi della Procura è che la vicinanza dell’appuntamento in Cassazione non rafforzi la domanda cautelare, ma renda superfluo un ulteriore intervento della Corte milanese.

Nel documento si sottolinea che le Sezioni Unite potranno pronunciarsi prima che si concretizzino i danni irreversibili indicati dalla difesa. Per questo, scrive il sostituto pg, “non sussiste alcun vuoto di tutela che richieda un intervento interinale della Corte d’Appello”.


I due nuovi argomenti della difesa

La seconda istanza nasce dopo il rigetto, l’11 settembre, della precedente richiesta di sospensione. Gli avvocati hanno indicato innanzitutto la data del 20 ottobre, stabilita dalla Cassazione per valutare il provvedimento con cui i giudici milanesi, a luglio, avevano ordinato la fermata dell’area a caldo entro la fine di ottobre.

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Il secondo elemento riguarda una memoria della Procura generale. Secondo i legali dell’ex Ilva, il documento con il precedente parere negativo di Renna non sarebbe stato loro trasmesso. La nuova domanda punta quindi almeno a ottenere un rinvio degli effetti del provvedimento fino alla decisione degli ermellini.


Lo stop legato al rischio sanitario

Nel parere viene richiamata anche la motivazione dell’ultimo decreto della Corte d’Appello. La misura, secondo Renna, sarebbe stata adottata per fronteggiare un pericolo sanitario attuale e richiederebbe pertanto un’attuazione immediata, senza ulteriori differimenti.

La Procura richiama infine il principio costituzionale secondo cui l’attività economica privata non può svolgersi provocando conseguenze dannose per la salute o per l’ambiente. La decisione sulla nuova sospensiva arriverà dopo l’udienza del 30 settembre, mentre il giudizio davanti alla Cassazione resta fissato per il 20 ottobre.

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