Acciaio, la cordata italiana valuta il ritiro dall’ex Ilva
Federacciai e il gruppo di imprese siderurgiche italiane associato alla federazione potrebbero rinunciare all’acquisizione dell’ex Ilva.
Federacciai e il gruppo di imprese siderurgiche italiane associato alla federazione potrebbero rinunciare all’acquisizione dell’ex Ilva. La decisione, salvo cambiamenti, dovrebbe essere resa ufficiale nelle prossime ore.
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Occupazione e cassa integrazione
Il Ministero del Lavoro ha fissato per il 6 novembre, alle 10.30, un incontro con i sindacati. Sul tavolo ci sarà la procedura relativa alla richiesta di cassa integrazione presentata dall’azienda il 17 ottobre.
La misura potrebbe coinvolgere fino a 8.622 lavoratori, vale a dire circa nove dipendenti su dieci. La convocazione arriva mentre il futuro dell’impianto resta legato alle offerte che saranno eventualmente depositate per gli stabilimenti.
I dubbi sull’acquisizione
La manifestazione d’interesse di Federacciai era stata presentata a metà agosto. Secondo le informazioni disponibili, le verifiche condotte negli ultimi due mesi avrebbero fatto emergere condizioni considerate troppo onerose per procedere con la proposta.
L’eventuale passo indietro lascerebbe in gara Jindal. Il gruppo indiano valuta un progetto diverso dall’attuale configurazione, basato su una mini-Ilva senza ciclo integrale e concentrata sulla laminazione dell’acciaio. Il piano prevederebbe tra 3.000 e 4.000 occupati, meno della metà dei circa 9.000 addetti attuali.
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La sicurezza degli impianti
I Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno intanto interessato lo Spesal dell’Asl. La segnalazione chiede all’organo di vigilanza di verificare i possibili effetti della progressiva chiusura delle aree a caldo e della riorganizzazione delle attività.
Nella comunicazione si fa riferimento ai cambiamenti previsti per le modalità operative, la distribuzione del personale, il lavoro nei reparti e il controllo degli impianti. I rappresentanti chiedono inoltre di conoscere in anticipo quali misure l’azienda intenda adottare per tutelare gli addetti.
Le prossime scadenze
La fermata dell’area a caldo è collegata anche alla pronuncia della Corte di Cassazione, che ha mantenuto lo stop alle attività produttive. Questa situazione potrebbe favorire il progetto di Jindal, che però non ha ancora depositato una proposta vincolante.
Il termine per presentare eventuali offerte è fissato all’8 novembre. Entro quella data si capirà se resterà soltanto l’interesse del gruppo indiano o se arriveranno anche altre candidature per gli stabilimenti.
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