Energia, la Lombardia teme il blackout produttivo: la richiesta della Uil
Antonio Albrizio propone un confronto stabile tra istituzioni, gestori della rete e parti sociali per accompagnare la crescita digitale senza penalizzare industria e occupazione.
Un coordinamento permanente per affrontare insieme energia, digitalizzazione e lavoro. È la proposta avanzata da Antonio Albrizio, segretario generale della Uil Lombardia, che chiede di coinvolgere Terna, operatori delle reti, amministrazioni locali e rappresentanze sociali nelle scelte sulle nuove infrastrutture.
Albrizio ritiene necessario legare gli investimenti a formazione, sviluppo di competenze e salvaguardia dei posti di lavoro stabili. L’obiettivo è fare in modo che l’ampliamento della capacità digitale ed energetica regionale non proceda separatamente dalle esigenze delle imprese manifatturiere.
Un confronto stabile sulle transizioni
Secondo il segretario della Uil Lombardia, il tavolo dovrebbe seguire con continuità l’evoluzione delle transizioni energetica e digitale. La sede di confronto dovrebbe inoltre valutare gli interventi insieme agli enti territoriali, ai gestori della rete e alle parti sociali.
La richiesta nasce dal timore che l’espansione delle infrastrutture avvenga senza un adeguato legame con il sistema produttivo. Per la Uil, ogni progetto dovrebbe essere esaminato anche in base agli effetti sull’occupazione qualificata e alla compatibilità con i consumi dell’industria.
Centri dati, la rete è sotto pressione
A rendere più delicato il quadro contribuiscono le richieste legate ai centri dati: in Lombardia ne sono state presentate 296, per una potenza complessiva di 47.263,39 MW. Il sindacato teme che una crescita non coordinata possa saturare le reti e trasferire l’aumento dei costi energetici sulle fabbriche e sui lavoratori.
La Uil chiede quindi alla Regione e alle altre istituzioni di subordinare l’impiego delle risorse alla sostenibilità effettiva delle iniziative. La valutazione, sostiene l’organizzazione, dovrebbe essere condotta progetto per progetto, considerando sia il fabbisogno industriale sia le ricadute sul lavoro.
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L’industria consuma oltre metà dell’energia
I numeri descritti nell’ultimo Rapporto Uil Lombardia Politiche Industriali mostrano un’elevata esposizione del comparto produttivo. Le attività industriali assorbono 32.837,5 GWh, pari al 51,9% dei consumi regionali complessivi, che raggiungono 63.279,9 GWh.
La produzione netta lombarda si ferma invece a 53.014,9 GWh. Per coprire il fabbisogno, il territorio deve dunque contare su 16.770,4 GWh provenienti da altre regioni e dall’estero, una dipendenza che secondo la Uil rende più fragile la tenuta del sistema.
Il rischio per il sistema produttivo
Nel rapporto, la fase attuale viene descritta come un passaggio decisivo per la Lombardia, dove la trasformazione energetica e quella digitale si intrecciano con la competitività del manifatturiero. L’organizzazione sindacale avverte che l’assenza di una regia condivisa potrebbe compromettere la continuità delle attività produttive.
La Uil sintetizza il pericolo con una formula netta: «Senza una governance partecipata con il sindacato si rischia di guidare verso il blackout produttivo del Paese». Per questo Albrizio insiste sulla necessità di programmare infrastrutture, investimenti e formazione all’interno di una strategia comune, evitando che l’aumento della domanda elettrica ricada sul tessuto industriale.
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