Dipendenti pubblici, Tfs intero in una rata dal 2035
Il rinvio scende gradualmente dal 2027; la misura costerà allo Stato 4,18 miliardi lordi entro il 2036.
Il trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici sarà pagato senza differimento dal 2030 e senza rate dal 2035. La riforma riguarda chi lascia il lavoro per la pensione di vecchiaia al raggiungimento dei limiti di età, mentre non comprende chi accede alla pensione anticipata.
Douglas
-30% su ordini da 129€ da Douglas
Il nuovo calendario dei pagamenti
La riduzione dei tempi partirà già dal 2027, quando il rinvio della prima liquidazione scenderà a nove mesi. Per chi maturerà i requisiti nel 2028 il termine sarà ridotto a sei mesi, mentre nel 2029 resteranno tre mesi di attesa.
Dal 2030 verrà cancellato il differimento previsto dalla normativa. L’azzeramento riguarda però soltanto il periodo di attesa stabilito dalla legge: l’Inps dovrà comunque completare le procedure amministrative necessarie prima di versare le somme.
La riforma non eliminerà subito la divisione in più tranche. Attualmente il Tfs viene corrisposto in un’unica quota fino a 50mila euro, in due pagamenti fino a 100mila euro e in tre versamenti oltre questa soglia, con un intervallo annuale tra le rate successive.
Rate ridotte fino al 2035
Il limite della prima quota aumenterà progressivamente. Nel 2031 salirà a 60mila euro, nel 2032 a 70mila, nel 2033 a 80mila e nel 2034 raggiungerà 90mila euro. La parte ancora dovuta continuerà a seguire le regole previste per le tranche successive.
La ripartizione verrà eliminata soltanto per chi maturerà i requisiti dal 2035. Un dipendente con un Tfs di 100mila euro e requisiti raggiunti nel 2032 riceverà quindi 70mila euro nella prima quota e 30mila nella seconda; dal 2035 l’intero importo potrà essere corrisposto insieme, al netto dei tempi tecnici di lavorazione.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Il richiamo della Corte costituzionale
La relazione tecnica della manovra collega l’intervento alla sentenza n. 130 del 2023 e all’ordinanza n. 25 del 2026 della Corte costituzionale. La Consulta aveva evidenziato le attese considerate eccessive per la liquidazione spettante ai dipendenti pubblici e aveva chiesto al legislatore di intervenire.
Il percorso durerà complessivamente nove anni e completa una riduzione già avviata con la legge di bilancio 2026. Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, tra il 2027 e il 2036 l’anticipo dei pagamenti produrrà un esborso aggiuntivo lordo di 4,18 miliardi, che scende a 3,47 miliardi considerando gli effetti fiscali.
L’impatto sui conti pubblici
Nel 2027 non sono previsti maggiori costi. La spesa supplementare dovrebbe ammontare a 337 milioni lordi nel 2028 e a 701 milioni nel 2029, per arrivare al massimo di 1,14 miliardi nel 2030, pari a 948 milioni al netto delle imposte.
Non si tratta di nuovi finanziamenti destinati al Tfs, ma di somme che lo Stato dovrà mettere a disposizione prima rispetto alle scadenze attuali. Le stime sono state elaborate ipotizzando un trattamento medio vicino ai 100mila euro e circa 36.800 pensionamenti di vecchiaia nel pubblico impiego registrati nel 2025.
Continua a leggere
Da Valdagno a Venezia la protesta dei dipendenti Valentino
I dipendenti di Valdagno contestano lo spostamento della logistica a Trecate, in provincia di Novara
Piccole banche, Manovra: esenzione Ires solo sotto 6,7 milioni
Gli istituti valutano l’impatto anche della deducibilità Irap e attendono possibili modifiche durante l’esame parlamentare.
Aiuti energia, imprese obbligate a investire il 100%
La manovra destina fino a 6 miliardi tra 2027 e 2030, con 2,6 miliardi coperti dalle bollette dal 2029
Chi resta al lavoro avrà un contributo, pensioni rivalutate meno
La manovra 2027 conserva alcune agevolazioni, ma il saldo complessivo resta negativo per i lavoratori anziani.