Cure e caro vita: perché le aziende stanno diventando il nuovo argine
Milioni di italiani rinunciano alle prestazioni sanitarie mentre il welfare aziendale assume un ruolo sempre più centrale contro rincari e carichi familiari.
Il peso delle spese quotidiane sta modificando anche il rapporto degli italiani con la salute. Sono 5,8 milioni le persone che rinunciano alle cure, mentre la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie è arrivata a 41 miliardi di euro: appena il 13% risulta coperto da assicurazioni o fondi integrativi.
Il quadro è stato discusso a Roma, all’Inps, durante il summit Future@Work 2026 di Hrc Community, al quale hanno partecipato oltre 100 responsabili delle risorse umane. Di fronte alle difficoltà del Servizio sanitario nazionale, le imprese stanno assumendo funzioni sempre più vicine a quelle di un sostegno pubblico.
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Il caro vita pesa sulle scelte
L’Osservatorio welfare 2026 di Edenred Italia, realizzato con Ipsos Doxa e presentato durante l’incontro, rileva che l’81% dei lavoratori guarda con preoccupazione all’aumento del costo della vita. Nell’ultimo anno, inoltre, l’83% degli intervistati ha eliminato almeno un’attività a causa dei rincari.
La pressione economica si somma a quella legata all’assistenza familiare. Tre lavoratori su quattro dichiarano di risentire dei carichi di cura, una percentuale che raggiunge l’83% tra le donne e colpisce in particolare le persone tra i 40 e i 60 anni, spesso impegnate contemporaneamente con figli e genitori anziani.
La salute entra nel welfare aziendale
In questo scenario, le aziende con programmi di welfare strutturati risultano associate a risultati economici migliori: il loro fatturato può essere superiore fino al 29,8%. Il dato è inserito in un contesto nel quale il sostegno offerto ai dipendenti non riguarda più soltanto benefit aggiuntivi, ma anche esigenze essenziali.
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L’aumento della spesa privata per la sanità rende infatti il welfare aziendale uno strumento attraverso cui attenuare, almeno in parte, il costo delle cure e le difficoltà delle famiglie. Le imprese finiscono così per svolgere una funzione di compensazione rispetto alle carenze del sistema pubblico.
Dalle cure all’integrazione
Secondo Alessio Belli di Fincantieri, il ruolo delle aziende può estendersi oltre l’assistenza ai dipendenti. Le imprese, ha spiegato, arrivano a sostenere anche attività che normalmente ricadrebbero sugli enti locali, come l’integrazione dei lavoratori stranieri.
Il confronto tra i responsabili del personale ha quindi messo in evidenza una trasformazione più ampia: mentre crescono le rinunce alle cure e le difficoltà legate al costo della vita, il welfare aziendale diventa per molte persone un punto di riferimento per affrontare bisogni sanitari, familiari e sociali.
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