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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Css, l’Italia punta a 500mila tonnellate nei cementifici

Ispra preparerà una mappa tra produzione, domanda industriale e impatto ambientale per orientare l’uso del combustibile

L’Italia produce 1,73 milioni di tonnellate di combustibile solido secondario (Css), ma circa 500mila vengono esportate. Per favorirne l’impiego nazionale, Ispra lavorerà a una mappatura dei flussi produttivi, del fabbisogno energetico delle industrie e della qualità ambientale dei territori.

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Produzione e consumi attuali

Il tema è stato affrontato a Ecomondo, a Rimini, durante il convegno organizzato da Cisambiente Confindustria sull’autonomia energetica. Il Css nasce dalla parte non riciclabile dei rifiuti e, secondo le valutazioni emerse, può trovare spazio sia nei cementifici sia nella produzione di elettricità.

Roberta Toffanin, consulente del Mase e componente del consiglio di amministrazione del Gse, ha illustrato la crescita degli utilizzi: 120mila tonnellate nel 2023, 160mila nel 2024 e 220mila nel 2025. La capacità potenziale dei cementifici italiani è stimata in circa 500mila tonnellate.

Margherita Galli, responsabile Ambiente di Federbeton, ha collegato l’aumento dell’impiego agli obiettivi di decarbonizzazione del comparto. Per rispettare la tabella prevista, la sostituzione calorica dovrebbe salire dal 26,5% al 47%.


Le stime sulla crescita

La presidente di Ispra Alessandra Gallone ha indicato nella mappatura uno strumento per comprendere dove si concentra il Css, quanta energia serve alle imprese e quali condizioni ambientali caratterizzano le aree interessate. L’obiettivo è ridurre il ricorso all’estero e coordinare meglio disponibilità e domanda interne.

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Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente e autore dei criteri fissati nel 2013, ha previsto una produzione italiana futura di 6,7 milioni di tonnellate. Il calcolo considera il 20% dei rifiuti prodotti e la metà delle plastiche raccolte; altre proiezioni arrivano fino a 10 milioni di tonnellate.

Secondo Clini, il ricorso al Css potrebbe ridurre di 4,7 miliardi di euro l’importazione di combustibili fossili. «Non è più soltanto una questione ambientale, ma anche economica», ha affermato, proponendo un accordo tra governo, Conferenza delle Regioni e associazioni per valorizzare questa risorsa.

La semplificazione introdotta dal decreto Ambiente-bis dovrebbe inoltre agevolare produzione e utilizzo. Per Lucia Leonessi, direttrice generale di Cisambiente Confindustria, le nuove regole riconoscono il Css come prodotto e risorsa strategica, con possibili effetti sui costi energetici, sulle emissioni di CO2 e sul recupero delle frazioni non riciclabili.

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