Consorzi industriali, la rete da 156 miliardi: tutti i numeri
Il sistema consortile italiano riunisce oltre 466mila lavoratori e mostra una produttività superiore alla media, con investimenti orientati a innovazione e transizione energetica.
Ricavi per 156 miliardi di euro, 34,3 miliardi di valore aggiunto e più di 466mila occupati: è il peso economico raggiunto dalle imprese presenti nei Consorzi di sviluppo industriale italiani. Il comparto si distingue anche per una produttività del lavoro del 31% più elevata rispetto al dato nazionale e per una quota di esportazioni pari al 15,8%.
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Una rete produttiva sempre più ampia
Il quadro è contenuto nello studio del Centro Studi Tagliacarne dedicato alle imprese insediate nei Consorzi di Sviluppo Industriale. La ricerca è stata presentata dalla Ficei, Federazione Italiana Consorzi ed Enti di Industrializzazione, durante il convegno “I consorzi industriali in Italia. Un motore di sviluppo per il Paese”.
Secondo le stime elaborate nel rapporto, le unità locali consortili distribuite sul territorio nazionale sono circa 20.700: una presenza equivalente allo 0,4% dell’intero universo extragricolo. A queste attività fanno capo oltre 466mila addetti, pari al 2,5% del totale, mentre il valore aggiunto prodotto rappresenta il 3,2% nazionale e i ricavi il 3,7%.
Nel perimetro dei Consorzi aderenti alla Ficei, le unità locali hanno superato quota 10.800 nel 2023. Il dato conferma una crescita progressiva e un ruolo diventato più significativo nel tessuto economico italiano.
Il peso delle regioni cambia molto
Abruzzo, Puglia e Sardegna sono le regioni con il maggior numero di unità locali consortili. All’estremo opposto si trovano Molise, Basilicata e Marche, anche se le ragioni non sono uguali: per il Molise incidono le dimensioni ridotte, mentre in Basilicata pesa la contrazione della presenza produttiva.
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Se si considera invece il rapporto tra insediamenti industriali e totale delle attività locali, la graduatoria cambia. Basilicata, Molise e Friuli-Venezia Giulia registrano infatti le incidenze più alte di unità industriali collocate nei Consorzi. Veneto e Marche presentano al contrario la maggiore presenza relativa di attività appartenenti ai servizi.
Produttività e investimenti al centro
Il comparto industriale consortile occupa una posizione più rilevante rispetto alla media del Paese: gli addetti dell’industria raggiungono il 53,4% del totale interno ai Consorzi, contro il 31,1% rilevato a livello nazionale.
Il rapporto dedica inoltre attenzione alla produttività, calcolata attraverso il valore aggiunto per lavoratore. Gli investimenti delle imprese risultano concentrati soprattutto sulla digitalizzazione, sull’innovazione dei processi produttivi e sulla transizione energetica, tre direttrici considerate strategiche per la competitività futura.
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