Confesercenti, il conto della tenuta: 46 miliardi in meno e tasse su di
Gronchi lega la fragilità dell’economia agli shock energetici: dal 2022, secondo Confesercenti, sono evaporati consumi e Pil mentre il peso fiscale è cresciuto di 77 miliardi.
Per Confesercenti, il paradosso degli ultimi quattro anni è questo: l’economia italiana ha retto agli urti, ma pagando un prezzo molto alto. Nico Gronchi parla di una fase di vulnerabilità continua, che ricorda per intensità le stagioni delle crisi petrolifere degli anni Settanta.
Nel colloquio con l’ANSA, il presidente dell’associazione descrive un Paese capace di resistere, ma non senza conseguenze. La tenuta, sostiene, non ha impedito che i bilanci di famiglie e imprese si appesantissero in modo sensibile.
Il peso degli shock energetici
Secondo le stime di Confesercenti, limitando il calcolo all’effetto degli shock energetici sui prezzi, dal 2022 a oggi sono stati erosi circa 46 miliardi di potere d’acquisto. Nello stesso arco temporale, aggiunge Gronchi, i consumi si sono ridotti di oltre 30 miliardi.
L’impatto non si ferma qui. La stessa dinamica, sempre secondo l’associazione, avrebbe inciso anche sulla crescita: il Pil reale risulterebbe inferiore di quasi 52 miliardi rispetto allo scenario che si sarebbe avuto senza quei rincari.
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La pressione fiscale è salita ancora
Accanto alla perdita di capacità di spesa, Confesercenti segnala un altro elemento: l’aumento del carico tributario. Gronchi osserva che la pressione fiscale non si è fermata e ha continuato a crescere nel tempo.
La stima diffusa dall’associazione parla di circa 77 miliardi di euro di imposte in più per famiglie e imprese rispetto a quanto sarebbe stato versato se il livello fiscale fosse rimasto quello del 2021. È questo, per Confesercenti, il costo complessivo della resilienza mostrata dall’economia italiana negli ultimi anni.
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