Chi decide il domani? L’IA non basta: il libro di De Felice e Race
Fabio De Felice e Roberto Race esplorano il rapporto tra intelligenza artificiale, responsabilità umana e futuro nel saggio pubblicato da Luiss University Press.
La tecnologia non è soltanto uno strumento: riflette l’idea di persona, società e convivenza di chi la progetta e la utilizza. È questo il nodo richiamato da monsignor Vincenzo Paglia nella postfazione di “Il futuro non è un algoritmo”, volume firmato da Fabio De Felice e Roberto Race.
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La tecnologia mette in gioco valori
Nel suo intervento, Paglia invita a osservare l’intelligenza artificiale, le piattaforme e i sistemi che regolano ambiti come il lavoro, l’informazione, l’istruzione e la democrazia come uno specchio delle intenzioni e delle paure collettive. A suo giudizio, il punto non è soltanto capire quali possibilità offrano queste tecnologie, ma stabilire quali principi la società intenda proteggere.
“Il futuro non è scritto dai codici, ma dalle scelte che li guidano”, afferma Paglia nella postfazione. La responsabilità, dunque, non può essere delegata interamente agli strumenti digitali: riguarda le decisioni politiche, culturali e individuali che accompagnano il loro sviluppo.
Il domani dipende dalle decisioni
De Felice e Race sostengono che l’evoluzione tecnologica non proceda lungo una traiettoria inevitabile. Gli algoritmi possono elaborare dati, formulare previsioni e rendere automatiche numerose attività, ma non attribuiscono da soli un significato alle conseguenze delle loro applicazioni.
Il libro propone perciò una riflessione sul ruolo concreto delle persone nel definire gli obiettivi dell’innovazione. “Il futuro è una scelta, non un destino”, spiegano gli autori, sollecitando ciascuno a interrogarsi sul contributo che può offrire nel proprio settore.
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Dalla sanità alle città intelligenti
Il saggio passa in rassegna diversi campi nei quali l’intelligenza artificiale è già destinata a incidere o sta iniziando a farlo. Tra questi figurano la formazione, la sanità, la giustizia, le città intelligenti, l’arte arricchita dalla tecnologia e le nuove modalità di partecipazione alla vita pubblica.
Per ogni ambito, gli autori esaminano sia le opportunità sia i possibili contraccolpi sulle condizioni di vita. L’obiettivo non è presentare l’IA come una minaccia autonoma, ma mostrare come gli effetti dipendano dalle finalità, dalle regole e dalle responsabilità con cui viene adottata.
Il libro e i suoi contributi
“Il futuro non è un algoritmo” è pubblicato da Luiss University Press, conta 184 pagine e ha un prezzo di 18 euro. Il volume comprende una prefazione di Gianluca Comandini e la postfazione di Vincenzo Paglia.
La tesi che attraversa il lavoro è che il futuro debba essere costruito attraverso confronto, consapevolezza e decisioni condivise. Gli autori indicano nella collaborazione tra persone la strada per evitare che l’automazione restringa lo spazio riservato all’immaginazione, al giudizio e alla responsabilità.
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