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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Cereali, nuovo allarme rincari: quali alimenti rischiano di più

Le quotazioni mondiali tornano ai massimi dal 2022 e in Italia pane, carne e latticini potrebbero subire nuovi aumenti.

Pane, pizza, farine e prodotti da forno potrebbero diventare più costosi in Italia, mentre l’aumento dei cereali rischia di ripercuotersi anche su carne, uova e latticini. A lanciare l’allarme è il Codacons, dopo il ritorno delle quotazioni globali ai livelli più elevati dal febbraio 2022.

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Una crisi alimentare su più fronti

Secondo Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, il quadro attuale combina diversi fattori di pressione. Le riserve mondiali di cereali risultano infatti più consistenti rispetto al 2022, quando la Russia impedì l’uscita di 20 milioni di tonnellate di prodotto ucraino, ma il sistema globale deve ora affrontare una concomitanza di emergenze.

Nel corso del dibattito in plenaria sull’escalation nel Mar Nero, Kallas ha indicato tra le cause un Super El Niño, la siccità presente in entrambi gli emisferi e le difficoltà alle esportazioni di fertilizzanti provocate dal conflitto in Medio Oriente. «Le azioni della Russia rendono più difficile garantire cibo sulle tavole delle persone in tutto il mondo», ha affermato, chiedendo una risposta europea «forte e unitaria».


La spesa degli italiani nel mirino

Il Codacons segnala aumenti rilevanti per il grano, soprattutto per la varietà tenera, e per il mais, rincari collegati agli attacchi avvenuti nel Mar Nero. L’associazione prevede che l’eventuale trasferimento dei maggiori costi lungo la filiera possa coinvolgere pane, pizza, farina confezionata, dolci e altri prodotti da forno.

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Le conseguenze potrebbero estendersi anche all’olio di semi e agli alimenti di origine animale. Il mais viene infatti impiegato nei mangimi, perciò i suoi aumenti possono incidere sui prezzi di carne, uova e latticini. Il Codacons avverte che «la crisi delle materie prime sarà scaricata sui consumatori».


Pasta esclusa dal primo impatto

Tra i prodotti di largo consumo, la pasta dovrebbe invece essere meno esposta alla nuova fiammata dei prezzi. La ragione indicata è l’utilizzo di grano duro proveniente da aree diverse da quelle coinvolte nella crisi attuale.

L’eventuale portata dei rincari dipenderà dall’evoluzione delle quotazioni e dai tempi con cui gli aumenti delle materie prime si trasferiranno ai diversi passaggi della filiera. Per il Codacons, tuttavia, il rischio di una nuova ondata sui prodotti alimentari resta concreto.

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