Centri commerciali, il vero valore ora è far restare i clienti
Il comparto italiano cresce lentamente, mentre gli investimenti puntano soprattutto sulla riqualificazione delle strutture già operative.
La maturità del settore non si misura più dal numero di inaugurazioni, ma dalla capacità di rendere più attrattive le strutture esistenti. È questa la lettura di Mario Resca, presidente di Confimprese, secondo cui la maggiore permanenza dei visitatori, la tenuta dei canoni e la scarsità di spazi inutilizzati nei complessi più efficienti ne confermano il ruolo come luoghi di incontro, acquisto ed esperienza.
La fotografia del mercato emerge dalla ricerca “Panoramica 2026 sul settore immobiliare commerciale”, realizzata da Reno in esclusiva per Confimprese. Il quadro delineato è quello di un comparto stabile, nel quale la qualità dell’offerta pesa più dell’espansione quantitativa.
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Il valore passa dall’esperienza
In Italia risultano attivi 1.006 centri commerciali, contro i 1.001 censiti nel 2025: l’incremento è quindi dello 0,5%. Nell’ultimo anno il pubblico ha trovato nuove realtà a Genova, Elmas e Milano, mentre a Brescia l’Iper Tosano ha riaperto dopo il rinnovo della precedente struttura S. Anna.
Tra le nuove aperture, il Fass Shopping Centre di Elmas (Ca) rappresenta il complesso più grande, con 52.800 mq di superficie lorda affittabile. A fronte di questi ingressi nel mercato, si è registrata una sola cessazione, confermando un andamento caratterizzato da chiusure limitate e da un saldo ancora positivo.
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Una crescita lenta ma continua
Per il periodo 2026-2028 sono previsti 9 interventi complessivi. Quattro riguardano la realizzazione di nuovi centri: Cantù (Co), Torino e Brescia dovrebbero accoglierli nel 2027, mentre Messina è indicata per il 2028.
Gli altri 5 progetti consistono in ampliamenti di strutture già presenti, tra cui Shopville Le Gru e Romagna Shopping Valley. Qualora l’intero programma fosse portato a termine, la dotazione nazionale aumenterebbe al massimo dello 0,4%.
Il ritmo previsto resta dunque contenuto: il mercato procede con 2-4 aperture ogni anno e con un numero marginale di chiusure. La direzione degli investimenti conferma questa impostazione, perché le risorse vengono destinate soprattutto al recupero e all’ammodernamento dei complessi esistenti, più che alla costruzione di nuove strutture.
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