Cdp nella manovra, l’uscita di Tajani irrita Palazzo Chigi
Il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti doveva restare soltanto teorico, mentre l’esecutivo esamina anche un possibile anticipo fiscale sulle cedole.
L’inserimento di Cassa depositi e prestiti tra i soggetti che potrebbero contribuire alla manovra ha provocato tensioni a Palazzo Chigi. L’ipotesi, considerata dal governo nella ricerca di nuove risorse, era stata finora trattata come uno scenario soltanto teorico e da non rendere pubblico.
GioiaPura
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Tajani accende il caso Cdp
A far scattare l’allarme è stato Antonio Tajani, che ha indicato Cassa depositi e prestiti tra i possibili finanziatori dell’intervento. Nella ricostruzione emersa dagli ambienti di governo, l’idea avrebbe dovuto rimanere confinata a un’opzione remota e residuale, senza essere presentata come una soluzione già sul tavolo.
A Palazzo Chigi prevale quindi il fastidio per l’esposizione pubblica di una possibilità ritenuta ancora astratta. Il problema non riguarda soltanto il merito dell’ipotesi, ma anche il modo e il momento in cui è stata evocata, con il rischio di trasformare una valutazione preliminare in un impegno politico.
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La ricerca di risorse resta aperta
Il governo continua intanto a esaminare diverse strade per reperire i fondi necessari alla manovra. Tra le opzioni valutate figura anche un anticipo fiscale sulle cedole, indicato come possibile strumento per ottenere risorse senza ricorrere immediatamente al coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti.
Nessuna di queste soluzioni viene però presentata come definitiva. Il quadro resta quello di una ricerca ancora in corso, mentre l’uscita di Tajani ha reso evidente la sensibilità politica delle alternative considerate dall’esecutivo.
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