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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Cda quotati, le associazioni chiedono quote rosa permanenti

La lettera al Mef propone obiettivi misurabili, controlli annuali e regole uniformi per società, banche e assicurazioni

Un ampio gruppo di associazioni ha chiesto al Mef di rendere stabile l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate. La richiesta è contenuta nella proposta normativa collegata all’attuazione della direttiva europea sulla presenza delle donne nei cda.

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Le modifiche richieste al Mef

Tra gli interventi indicati nella lettera figura la cancellazione della clausola che limita nel tempo le norme sulle quote di genere. Le organizzazioni chiedono inoltre di inserire nel Testo unico della finanza obiettivi numerici per la presenza di amministratori esecutivi appartenenti al sesso meno rappresentato.

Il documento sollecita anche disposizioni specifiche per promuovere, valutare, verificare e sostenere l’equilibrio tra uomini e donne negli organi societari. Secondo i promotori, le nuove regole dovrebbero migliorare il funzionamento delle società quotate e allineare la disciplina italiana a quella europea, coordinandola con le norme già previste per banche e compagnie assicurative.


Obblighi di trasparenza annuali

La direttiva stabilisce che le società quotate comunichino ogni anno alle autorità competenti la composizione dei rispettivi consigli. I dati dovranno distinguere gli amministratori con deleghe esecutive da quelli privi di tali incarichi e indicare le misure adottate per applicare le disposizioni europee.

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Le informazioni dovranno poi essere pubblicate sui siti internet delle società in una forma facilmente consultabile. Nella lettera, le associazioni spiegano che questo sistema può rafforzare il controllo sull’applicazione delle regole e rendere più chiari i progressi compiuti dalle imprese.


Le ragioni della proposta

Il gruppo di firmatari riunisce realtà professionali, universitarie e di categoria impegnate sui temi della parità di genere. Nel documento si sostiene che una composizione più equilibrata dei consigli favorisca decisioni costruite su punti di vista differenti e una gestione societaria più attenta.

La lettera richiama anche le valutazioni contenute nella normativa europea: diversi studi associano una maggiore presenza femminile ai vertici a processi decisionali più articolati, a standard professionali più elevati e a una maggiore capacità di innovazione. Le analisi citate collegano inoltre la diversità nella dirigenza a risultati economici e redditività migliori, con possibili effetti sulla crescita sostenibile e sulla competitività delle imprese.

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