Caro gas, il riciclo si ferma: la carta finisce in Asia
Le cartiere accumulano balle invendute e valutano spedizioni verso Cina e India, mentre cresce il timore che la crisi spinga il settore a delocalizzare.
Il rincaro dell’energia sta mettendo sotto pressione il sistema italiano del riciclo della carta. Le cartiere, alle prese con costi sempre più pesanti, rallentano o interrompono la produzione mentre nei piazzali e nei magazzini si accumulano balle destinate al macero.
Carlo De Iuliis racconta che, dopo l’ultimo aumento del gas, l’impianto è rimasto inattivo per una settimana. «Abbiamo scelto comunque di riaprire per non creare danni alla città e all’indotto», spiega, descrivendo una situazione aggravata dalla ripartenza: gli spazi esterni erano ormai colmi di materiale da trattare.
Il gas blocca la filiera
La sospensione degli impianti non è stata considerata una soluzione definitiva, ma una pausa in attesa che il rialzo dei prezzi si rivelasse temporaneo. L’ulteriore impennata ha invece confermato la difficoltà di sostenere i costi energetici necessari alle lavorazioni.
Il problema riguarda anche le attività collegate alle cartiere e l’equilibrio delle città in cui gli stabilimenti operano. Tenere aperti gli impianti serve infatti a evitare conseguenze sull’indotto, ma la riapertura non basta se il materiale raccolto continua ad arrivare più rapidamente di quanto possa essere trasformato.
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Le balle prendono la rotta asiatica
Con i depositi saturi, le imprese sono costrette a cercare sbocchi oltre i confini nazionali. Le spedizioni verso Cina e India diventano così una soluzione per liberare i magazzini, ma anche il segnale di una filiera italiana che non riesce più ad assorbire regolarmente la carta recuperata.
Da qui nasce l’allarme sulla possibile delocalizzazione. Se produrre in Italia resta troppo costoso, il rischio è che una parte delle lavorazioni venga trasferita altrove, mentre il Paese continua a raccogliere carta senza riuscire a completarne il ciclo industriale.
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