17.000Lettori online ora
Economia 2 min di lettura4 giorni fa

Carburanti, il diesel sfonda quota 2,35 euro: stangata del 36%

Dal 26 settembre si riduce il beneficio fiscale sul gasolio, mentre la Cgia chiede all’Europa nuove regole per contenere l’impatto sui prezzi.

Il gasolio torna a costare di più proprio mentre il quadro generale dei carburanti registra aumenti molto pesanti. Da sabato 26 settembre lo sconto sulle accise applicato al diesel è sceso da 12,2 a 6,1 centesimi al litro: sulla rete stradale il prezzo medio self service è arrivato a 2,357 euro, contro i 2,338 euro del giorno precedente. La benzina si è attestata invece a 2,158 euro al litro, rispetto ai 2,154 euro di venerdì.


Il conto della crisi è già pesante

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nei sette mesi trascorsi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran il prezzo della benzina è aumentato del 29%. Per il diesel la crescita è stata ancora più marcata, pari al 36%, con effetti diretti sui bilanci di famiglie e imprese.

L’associazione segnala che l’emergenza non riguarda soltanto l’Italia. “I rincari hanno colpito tutta Europa, ma Bruxelles non è ancora intervenuta”, osserva la Cgia, ricordando che accise e Iva possono arrivare a incidere per circa il 50% sul prezzo pagato alla pompa.


Trasporti sotto pressione

Camionisti, tassisti e agenti di commercio sono tra i lavoratori più esposti all’aumento dei costi. Tassisti e rappresentanti non riescono normalmente a trasferire l’intero aggravio alla clientela o alla filiera, mentre per gli autotrasportatori la possibilità di recuperarlo è limitata e passa anche attraverso il credito d’imposta.

L’agevolazione, però, non copre tutte le aziende. Rimangono fuori quelle che utilizzano mezzi con massa inferiore a 7,5 tonnellate, una condizione che interessa circa il 40% delle imprese del settore, e i veicoli più pesanti che non appartengono alle classi ambientali richieste, come Euro V ed Euro VI.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Roma chiede margini a Bruxelles

Dal 19 marzo scorso il governo Meloni ha approvato 13 misure per attenuare il peso delle accise su benzina e gasolio. Gli interventi hanno comportato una spesa pubblica di 2,1 miliardi di euro; a questa cifra si aggiungono circa 500 milioni destinati tramite crediti d’imposta ad autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Il totale supera così 2,6 miliardi negli ultimi sei mesi.

La Cgia richiama il precedente del 2022, quando, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea concesse maggiore flessibilità sui bilanci nazionali. Il governo Draghi utilizzò quello spazio per ridurre le accise per otto mesi consecutivi, con un esborso complessivo di 7,3 miliardi. L’associazione sostiene quindi che l’Europa dovrebbe valutare un meccanismo analogo per affrontare l’attuale emergenza.


Autostrade ancora più care

Il ritocco fiscale non ha riguardato soltanto il gasolio: anche la benzina ha registrato un incremento, seppure più contenuto rispetto alla variazione delle accise sul diesel. I dati provengono dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit e fotografano una situazione in peggioramento rispetto a venerdì 25 settembre.

Sulla rete autostradale il self service è salito a 2,252 euro al litro per la benzina e a 2,439 euro per il gasolio. In precedenza i valori medi erano rispettivamente di 2,247 e 2,421 euro al litro.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere