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Economia 2 min di lettura9 ore fa

Nautica italiana, il giro d’affari cresce: ora la sfida è ripartire

Il comparto raggiunge 8,72 miliardi nel 2025, sostenuto dai grandi yacht, mentre aziende e operatori chiedono meno vincoli e nuove competenze professionali.

Per rendere la nautica più attrattiva servono competenze tecniche e percorsi formativi dedicati. Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, segnala l’assenza di una scuola per i mestieri manuali e invita a mostrare ai giovani che questo settore offre lavori qualificati e adeguatamente retribuiti.


Cantieri in cerca di spazio e regole chiare

Sul fronte delle imprese, Marina Stella, direttrice generale di Confindustria Nautica, individua nelle semplificazioni normative una delle priorità. Tra le richieste figura anche un riequilibrio della concorrenza nel mercato europeo, insieme alla disponibilità di aree sufficienti per consentire ai cantieri di rispondere alla domanda.

Le difficoltà non riguardano soltanto la capacità produttiva. Secondo gli operatori, l’incertezza che grava sulle famiglie e il quadro internazionale condizionano soprattutto il segmento delle imbarcazioni più piccole, mentre le realtà specializzate nei grandi yacht continuano a mostrare maggiore tenuta.


Cresce il valore della filiera italiana

Nonostante le tensioni sui mercati, il comparto nautico nazionale ha chiuso il 2025 con un volume d’affari di 8,72 miliardi, in aumento dell’1,4 per cento. Il dato è contenuto nel rapporto statistico La nautica in cifre, elaborato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica.

La cantieristica italiana mantiene inoltre un peso rilevante a livello globale: il 53% degli yacht costruiti nel mondo nasce in Italia. L’export rappresenta il 90% della produzione dei cantieri; tra le principali destinazioni figurano l’Europa, con il 40 per cento delle vendite, gli Usa, con il 17%, e il Medio Oriente, con il 10%.


Le attese migliorano per il 2026

Stefano Pagani Isnardi, direttore dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica, ha ricordato che le ultime due stagioni hanno evidenziato variazioni negative. Per il 2026, tuttavia, gli imprenditori prevedono un ritorno dell’interesse verso l’acquisto di barche nuove o verso la rimotorizzazione di quelle già possedute.

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Le aspettative più favorevoli potrebbero trovare un sostegno anche nel Salone Nautico di Genova, indicato dagli operatori come un’occasione per riavvicinare il pubblico alla nautica. Il settore guarda quindi ai prossimi appuntamenti autunnali con maggiore fiducia rispetto al recente passato.


Il nodo dell’incertezza dei consumatori

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, attribuisce la frenata delle piccole imbarcazioni soprattutto al clima di insicurezza che colpisce il ceto medio. «Non è un problema di budget, ma di incertezza», ha spiegato, sostenendo che il Salone possa aiutare i potenziali acquirenti a tornare a investire nel tempo libero.

Le crisi internazionali, i conflitti e i dazi hanno quindi inciso sulle decisioni di spesa, anche se il quadro complessivo non è omogeneo. I risultati dei grandi yacht e le previsioni degli imprenditori indicano infatti una possibile ripresa della domanda, dopo due annate più difficili.

Il rapporto è stato presentato in occasione del Salone Nautico di Genova, la cui apertura è prevista domani. L’appuntamento riunisce il comparto mentre la filiera affronta, insieme, il rallentamento di alcuni segmenti, la necessità di nuovi addetti e la ricerca di condizioni più favorevoli per la crescita.

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