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Economia 2 min di lettura6 giorni fa

Brambilla, il rapporto sui redditi divide: polemiche su Bankitalia e Istat

Nella tredicesima edizione dell’analisi di Itinerari previdenziali entrano nel mirino Banca d’Italia e Istat, mentre il testo insiste sulla pressione fiscale per chi supera i 35mila euro annui.

La nuova edizione del rapporto di Itinerari previdenziali, la tredicesima, non si limita a sostenere che il peso fiscale ricade soprattutto sui contribuenti con redditi medio-alti. In diversi passaggi, infatti, il documento firmato da Alberto Brambilla allarga il bersaglio e affida al testo giudizi molto duri contro Banca d’Italia e Istat, oltre che contro una parte della popolazione indicata come dipendente da varie forme di fragilità.

Il lavoro, sostenuto anche dalla Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, vuole ribaltare la narrazione dell’Italia schiacciata dalle imposte. Ma, nel farlo, accosta categorie molto diverse tra loro: dipendenti, quadri, funzionari, dirigenti e persino manager con stipendi da milioni di euro, tutti accomunati nella difesa dei contribuenti che versano più tasse.


I toni si alzano contro le istituzioni

Il passaggio più controverso arriva quando Brambilla punta il dito contro Banca d’Italia, accusata di alimentare la “pace sociale” con analisi giudicate inadeguate. Il riferimento è allo studio sulla ricchezza delle famiglie, secondo cui il 10% possiede il 60% del patrimonio complessivo.

Nello stesso filone, il rapporto contesta anche il modo in cui vengono presentate le statistiche pubbliche. L’autore chiede perché Istat e Banca d’Italia elaborino i dati “in questo modo”, sostenendo che ciò finisca per “aizzare la popolazione e minare la stabilità sociale”.


La platea dei contribuenti e il capitolo più

Prima di arrivare a quel punto, il testo insiste su una tesi precisa: quasi il 70% della popolazione riceverebbe prestazioni sanitarie e pensioni per 121 miliardi, versandone meno di 35. Da qui il ragionamento dell’ex sottosegretario, che presenta il 18,78% dei contribuenti con redditi oltre 35mila euro come il gruppo che sostiene il sistema senza ricevere quasi nulla in cambio.

In questo quadro, Brambilla attacca anche chi non sarebbe rappresentato né dai sindacati né dai partiti, cioè quadri, funzionari e dirigenti. Il giudizio si fa ancora più ruvido quando il rapporto cita le “quattro grandi dipendenze”, indicate come alcol, droghe, ludopatie e disturbi alimentari, tra cui bulimia, anoressia e obesità. Secondo il testo, queste condizioni porterebbero molte persone a dissipare risorse e ricchezze.

Il rapporto chiude senza arretrare sul punto centrale: per Brambilla, l’Italia faticherebbe a reggere il peso del welfare e delle imposte su redditi alti, mentre la discussione pubblica resterebbe sbilanciata. Da qui anche l’affondo finale contro patrimoniali, successioni e tassazione delle rendite finanziarie, indicate come minacce continue per chi contribuisce di più al gettito.

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