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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Bollette e clima, la frattura sull’Ets 2: rinvio fino al 2030

Italia e altri quattro Paesi chiedono più tempo per evitare nuovi costi, mentre Nord Europa e Portogallo difendono la stabilità delle regole ambientali.

Sul futuro dell’Ets 2 si confrontano due posizioni opposte. Da una parte c’è chi teme che l’applicazione del meccanismo possa aumentare la pressione sulle economie già colpite dai rincari; dall’altra, chi considera indispensabile mantenere una linea climatica stabile per sostenere gli investimenti.

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Il fronte che chiede più tempo

Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria contestano l’attuale impostazione e spingono per posticipare ancora l’entrata in vigore dell’Ets 2, fissando il nuovo termine al 2030.

La richiesta nasce dalla preoccupazione per gli effetti sui costi e sulle bollette in una fase economica già segnata dagli aumenti. Per questi Paesi, un ulteriore rinvio servirebbe a evitare che il nuovo meccanismo aggiunga peso a famiglie ed economie nazionali.

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Nordici e Portogallo non arretrano

Sul fronte opposto si collocano i Paesi nordici e il Portogallo, favorevoli alla conferma di regole ambientali chiare e prevedibili. La loro posizione è legata alla necessità di offrire certezze a chi deve programmare investimenti nel settore climatico.

Il confronto europeo resta quindi aperto: il nodo non riguarda soltanto la data del 2030, ma anche il rapporto tra tutela del clima, stabilità normativa e impatto dei rincari. Le due aree partono da priorità diverse e, al momento, non condividono la stessa valutazione sull’Ets 2.

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