Birra europea, vendite giù in Cina: InBev perde il 17%
Il gruppo danese cresce grazie alle bevande analcoliche, ma la Cina pesa sempre meno sui ricavi e penalizza InBev.
La domanda cinese sta frenando i principali produttori europei di birra. Nel terzo trimestre Anheuser-Busch InBev ha registrato una diminuzione del 17% delle vendite nel Paese, mentre Carlsberg ha segnalato difficoltà sul mercato locale.
Nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Unione europea verso la Cina è arrivato a 359,8 miliardi di euro. La riduzione degli acquisti cinesi riguarda quindi comparti diversi e non soltanto le bevande.
Anche l’industria automobilistica risente della pressione dei marchi locali. BMW ha consegnato in Cina 114.355 vetture, in calo rispetto al periodo precedente, mentre Volkswagen rappresenta un altro caso rilevante della perdita di terreno dei costruttori europei.
Lancome
-20% sui pacchetti da Lancôme
I risultati di Carlsberg
Carlsberg ha chiuso il terzo trimestre con ricavi pari a 3,38 miliardi, in aumento del 3%. Il gruppo danese ha inoltre mantenuto le previsioni per il 2026, che indicano una crescita dell’utile operativo compresa tra il 4% e il 6%.
A sostenere i conti è stata soprattutto la maggiore varietà dell’offerta. Le bevande analcoliche hanno segnato un incremento del 9%, mentre le birre senza alcol sono cresciute dell’11%.
L’amministratore delegato Jacob Aarup-Andersen ha descritto la situazione locale come un «contesto commerciale impegnativo in Cina». Tra i fattori indicati figurano la scarsa fiducia dei consumatori e le piogge intense che hanno caratterizzato l’estate.
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Il calo della Cina nei ricavi
Per Carlsberg la riduzione del peso cinese non è iniziata negli ultimi mesi. La quota del Paese sul fatturato è passata dal 18,71% del 2024 al 12,03% del 2025, confermando una contrazione già visibile nei bilanci precedenti.
La debolezza si ritrova anche nel settore del lusso. Nel terzo trimestre Lvmh ha aumentato dell’1% le vendite complessive, ma il fatturato realizzato in Asia è sceso del 5%, sotto le attese degli analisti.
A luglio, secondo le stime di JL Warren Capital, le vendite di Louis Vuitton in Cina sarebbero diminuite del 30%; ad agosto la flessione si sarebbe attestata tra il 20% e il 25%. Sul marchio hanno pesato anche le discussioni seguite alla causa vinta contro l’azienda cinese Molly Tea.
Tecnologia e industria sotto pressione
La sostituzione dei prodotti occidentali con alternative cinesi sta interessando anche le telecomunicazioni. Nokia ha programmato riduzioni della propria presenza sul mercato locale dopo aver chiuso il 2025 con ricavi in calo del 19% in Cina.
Tra i concorrenti interni figura Huawei, che beneficia della rapida diffusione di dispositivi realizzati da aziende cinesi. La stessa dinamica ha aumentato la pressione sui produttori automobilistici europei, già alle prese con una concorrenza locale più forte.
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