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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Bce, la leadership futura pesa sui tassi di dicembre

La pausa al 2,5% lascia aperta la possibilità di un rialzo a dicembre e di nuove mosse nel 2027

La Bce ha lasciato invariato al 2,5% il tasso sui depositi nella riunione del 29 ottobre. La prossima decisione potrebbe però risentire anche del futuro avvicendamento alla guida dell’istituto.

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Le ipotesi sul prossimo presidente

Secondo lo scenario di base, a dicembre potrebbe arrivare un aumento dei tassi. I cambiamenti ai vertici attesi nei prossimi mesi potrebbero tuttavia spingere il Consiglio direttivo verso una maggiore prudenza.

Un presidente più orientato a una politica monetaria restrittiva potrebbe sostenere un ulteriore rialzo a marzo, anche per consolidare la credibilità della nuova guida nella lotta all’inflazione. Al contrario, un’impostazione più accomodante potrebbe portare a confermare i tassi dopo l’eventuale aumento di 25 punti base di dicembre, considerando il livello del 2,75% già sufficiente a frenare l’economia.

La continuità o il cambiamento dello stile decisionale potrebbero quindi diventare un elemento osservato dai mercati insieme ai prossimi dati economici. La presidente Christine Lagarde ha mantenuto finora una cadenza di intervento vicina ai tre mesi, rendendo prevedibile la pausa di ottobre ma non escludendo una nuova stretta a dicembre.


Il confronto con la Federal Reserve

Anche la Federal Reserve ha confermato i tassi questa settimana, ma ha modificato la programmazione delle riunioni future. Nel 2027 resteranno otto appuntamenti, uno dei quali sarà dedicato a un esame più ampio della strategia monetaria, senza votazioni sui tassi né comunicati sulle decisioni.

Le riunioni destinate alle scelte sui tassi saranno così sette nel 2027. Nel 2028, invece, gli incontri riservati alla strategia dovrebbero diventare due, lasciando sei appuntamenti per le decisioni di politica monetaria.

La Bce non intende adottare lo stesso schema: Lagarde ha chiarito che ogni scelta continuerà a essere valutata separatamente, riunione dopo riunione. L’avvicendamento alla presidenza potrebbe comunque imprimere una direzione riconoscibile al processo decisionale, come accaduto alla Federal Reserve dopo l’arrivo di Warsh al posto di Powell.

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Inflazione e condizioni finanziarie

L’istituto di Francoforte deve bilanciare pressioni sui prezzi e irrigidimento del credito. Le quotazioni dei titoli di Stato e l’ultima indagine Bce sul credito bancario mostrano condizioni di finanziamento più onerose, un elemento che sostiene un atteggiamento meno severo sui tassi.

Restano però le tensioni legate all’energia e il pericolo di nuovi rincari alimentari. Le stime indicano per ottobre un’inflazione dell’area euro oltre il 4% su base annua, mentre l’inflazione di fondo dovrebbe rimanere intorno al 2,5%, ancora sopra l’obiettivo della Bce.

Lagarde ha segnalato anche il rischio che lo shock energetico finisca per alimentare salari e prezzi. Più a lungo durerà l’aumento dei costi, maggiore sarà la possibilità di effetti indiretti sui meccanismi di formazione delle retribuzioni e dei listini; un inverno più rigido potrebbe inoltre spingere domanda e prezzi dell’energia.

La presidente ha collegato la stabilità dei prezzi a quella finanziaria e ha ricordato che la Bce dispone degli strumenti per intervenire qualora la volatilità dei mercati obbligazionari aumentasse. Un eventuale sostegno alla stabilità finanziaria, ha precisato, non ridurrebbe l’impegno dell’istituto nel riportare l’inflazione sotto controllo.

*Capo stratega, Indosuez Wealth Management*

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