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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Fed, tassi fermi al 4%: rialzo possibile a dicembre

Pimco prevede un aumento di 25 punti base a dicembre e non esclude un secondo intervento nel 2027.

La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati al 3,75%-4,0% nella riunione di ottobre.

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Le prossime mosse sui tassi

Secondo Pimco, il costo del denaro potrebbe salire di altri 25 punti base a dicembre. Un ulteriore intervento all’inizio del 2027 non è escluso, ma la previsione principale indica poi una fase prolungata senza nuove variazioni.

L’ipotesi è quella di una correzione graduale della politica monetaria, non dell’avvio di una lunga sequenza di aumenti. Con il passare dei mesi, segnali più netti di raffreddamento dell’inflazione e un effetto più pesante dei finanziamenti costosi potrebbero ridurre la necessità di ulteriori strette.


Rendimenti e condizioni finanziarie

Nel 2026 i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi con scadenze più lunghe sono cresciuti sensibilmente. L’aumento ha reso più oneroso raccogliere credito e ha attenuato, almeno in parte, il sostegno garantito alla crescita dalla forza dei mercati azionari.

Anche il credito ha mostrato qualche segnale di tensione. Gli spread si sono ampliati per gli emittenti con merito creditizio più basso, soprattutto quelli classificati CCC, e per alcune attività legate alla filiera dell’intelligenza artificiale, che richiedono ingenti investimenti iniziali e costi di manutenzione difficili da stimare.

Il presidente della Fed Kevin Warsh ha spiegato che gli investimenti tecnologici risentono in modo particolare del livello dei tassi. A suo giudizio, la banca centrale può quindi attendere e misurare l’impatto degli interventi già realizzati invece di aumentare il costo del denaro in riunioni consecutive. «La medicina sta iniziando a fare effetto», ha lasciato intendere Warsh riferendo la valutazione prevalente nel comitato.


Inflazione ancora sotto esame

La sospensione di ottobre non equivale alla fine dell’inasprimento. La domanda interna resta resistente, gli investimenti delle imprese mantengono un buon ritmo e l’inflazione non ha ancora ripreso a scendere con decisione.

Per la Fed, il rischio è che i prezzi restino sopra l’obiettivo del 2% se la domanda dovesse rivelarsi più robusta delle attese o se nuovi problemi sul versante dell’offerta alimentassero le pressioni inflazionistiche. Nel comunicato, il riferimento alla necessità di raccogliere ulteriori informazioni lascia aperta la scelta sia sui tempi sia sull’entità delle prossime mosse.

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La decisione è passata con 10 voti favorevoli e 2 contrari. Lisa Cook e Beth Hammack avrebbero preferito un incremento di 25 punti base, mentre Lorie Logan e Neel Kashkari, che a luglio avevano sostenuto un aumento, questa volta hanno appoggiato la conferma dei tassi.


Una risposta più graduale

Le diverse posizioni nel comitato riflettono il confronto sulla velocità dell’intervento. Per diversi esponenti della Fed, un nuovo rialzo va considerato come una protezione contro il rischio di una domanda troppo forte o di nuove fiammate dei prezzi, non come una misura da applicare automaticamente.

Warsh non ha descritto l’economia come chiaramente surriscaldata. Ha riferito che, secondo la maggioranza dei suoi colleghi, la crescita non procede a un ritmo eccessivo e ha aggiunto che le aspettative sull’inflazione sono rimaste stabili.

La situazione, inoltre, non coincide con quella del 2022. La crescita più contenuta dei salari e del costo unitario del lavoro, insieme alla produttività ancora solida, consente una stretta meno rapida rispetto a quella richiesta da un’economia surriscaldata e sostenuta soprattutto dall’occupazione.


Il nuovo calendario delle riunioni

Warsh ha annunciato anche una modifica alla distribuzione degli appuntamenti della banca centrale. La Fed continuerà a riunirsi otto volte ogni anno, ma dall’autunno del 2027 una riunione sarà riservata al confronto sulla strategia e non a una votazione sui tassi.

Nel 2028 il calendario dovrebbe comprendere sei riunioni con decisioni di politica monetaria e due incontri dedicati alla strategia, senza votazioni sui tassi. Non è ancora stato indicato quale appuntamento inaugurerà il nuovo formato.

La maggiore attenzione al dibattito strategico non cambia automaticamente il livello finale atteso per i tassi. L’adeguamento in corso risponde sia al rischio di nuove pressioni sui prezzi sia alla lentezza con cui l’inflazione sta tornando verso il 2%. Il rialzo dei rendimenti a lunga scadenza è stato alimentato soprattutto dalle aspettative su tassi ufficiali più elevati, più che dall’aumento dei premi a termine.

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