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Economia 2 min di lettura11 ore fa

Baraclit, ordini per 200 milioni: la sfida ora è la marginalità

L’azienda di Bibbiena celebra otto decenni di attività con risultati record, un riconoscimento ai dipendenti e nuovi investimenti tra produzione ed energia rinnovabile.

Il portafoglio commesse arrivato a 200 milioni di euro offre a Baraclit una solida base per il 2026, ma non elimina le incognite legate ai costi di produzione. Il gruppo di Bibbiena, in provincia di Arezzo, si prepara così a celebrare gli 80 anni guardando alla crescita e alla sostenibilità, senza nascondere le difficoltà del settore delle costruzioni.


Un bilancio record per gli 80 anni

Nel 2025 l’azienda della famiglia Bernardini ha superato i 131 milioni di euro di valore della produzione, con un aumento dell’11% rispetto all’esercizio precedente. Il margine operativo lordo si è attestato intorno agli 11 milioni di euro, il miglior risultato economico mai raggiunto dal gruppo.

A beneficiare dell’anniversario saranno anche i lavoratori. Ai 350 dipendenti di Baraclit verrà riconosciuto, oltre al premio di redditività previsto dall’accordo aziendale, un importo straordinario superiore a mille euro, distribuito tra denaro e servizi di welfare. La misura è stata estesa anche alle circa 70 persone impiegate nelle società controllate Prefabbricati 2000, con sede nel Bresciano, e Omat, che opera nell’Aretino.


Produzione e fotovoltaico cambiano scala

Nata nel 1946 a Bibbiena per iniziativa dei cinque fratelli Baracchi, Baraclit è cresciuta da impresa artigiana a gruppo industriale. Oggi realizza strutture prefabbricate in calcestruzzo per edifici industriali, logistici, commerciali e direzionali, oltre a cabine elettriche e sistemi destinati al comparto energetico.

Tra il 2025 e il 2026 sono stati destinati 10 milioni di euro allo sviluppo. Metà della somma ha finanziato l’acquisizione completa di Prefabbricati 2000 e l’ampliamento degli impianti; il resto è servito per una nuova centrale di betonaggio a torre e per un impianto fotovoltaico galleggiante realizzato su un bacino di 8mila metri quadrati.

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Energia autonoma, ma costi in aumento

I pannelli coprono tra il 60% e il 70% dello specchio d’acqua e poggiano su strutture in plastica riciclata. L’impianto raggiunge 1 megawatt di potenza, con 600 kilowatt installati sul lago e 400 a terra; oltre a produrre elettricità rinnovabile, contribuisce a limitare l’evaporazione.

«È l’ultimo passaggio di un percorso ambientale iniziato molto tempo fa», ha spiegato l’amministratore delegato Luca Bernardini. Nel complesso, lo stabilimento dispone di 5,2 megawatt e di sistemi di accumulo che consentono di utilizzare il 50% dell’energia prodotta internamente; la quota restante viene immessa nella rete, con una fornitura garantita interamente da fonti rinnovabili.

La consistenza degli ordini permette di affrontare il nuovo anno, anche se trasformare le commesse in profitti sarà più complesso. «La difficoltà nasce dall’aumento marcato delle materie prime, dal gasolio all’acciaio, dal cemento ai materiali plastici, isolanti e bitume», ha osservato Bernardini, sottolineando che trasferire tutti i rincari sui clienti può rallentare i loro piani di investimento.

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