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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Banijay guarda agli Usa: la sfida passa dai contenuti e dai diritti

Marco Bassetti indica l’espansione oltreoceano come obiettivo dei prossimi anni, ma avverte sui rischi della produzione americana e difende la proprietà dei cataloghi.

Per Banijay il mercato statunitense rappresenta la prossima grande frontiera, ma l’ingresso non sarà immediato né privo di ostacoli. Marco Bassetti, amministratore delegato globale del gruppo, ha spiegato al Mia che l’espansione dovrà poggiare su un catalogo più ampio, sulla forza finanziaria e sulla piena disponibilità dei diritti.

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Gli Usa restano una scommessa complessa

Intervenuto nella giornata inaugurale del Mia, Bassetti ha indicato l’obiettivo di rafforzare la presenza di Banijay negli Stati Uniti per confrontarsi con i grandi operatori locali. «Dobbiamo sicuramente aumentare il nostro catalogo se vogliamo veramente andare dall’altra parte dell’oceano», ha detto durante il colloquio con Marco Chimenz, consulente strategico della dodicesima edizione del mercato audiovisivo internazionale.

Il gruppo, ha chiarito il manager, non dispone oggi di una struttura produttiva direttamente attiva sul territorio americano. L’esperienza di altri concorrenti, tornati dall’avventura statunitense con pesanti difficoltà, dimostra quanto sia rischioso affrontare quel mercato. Per questo Bassetti non ha annunciato acquisizioni né indicato una data precisa, limitandosi a collocare l’operazione nell’orizzonte dei prossimi anni.


Più catalogo per competere davvero

La spinta verso gli Stati Uniti si inserisce in una strategia già orientata alla diffusione internazionale. Il 52% dei contenuti realizzati da Banijay è oggi in lingua inglese, un risultato che amplia le possibilità di distribuzione globale, senza ridurre l’attenzione verso le produzioni italiane, spagnole o tedesche.

Secondo Bassetti, il mercato americano continua a concentrare una quota decisiva degli investimenti mondiali nei contenuti. Allo stesso tempo, potrebbe aumentare la volontà di riportare negli Usa una parte delle lavorazioni oggi affidate a società straniere, tra cui Banijay. Da qui nasce l’interesse del gruppo, che considera comunque la produzione locale «un’impresa non facile».

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I diritti sostengono la crescita

Nel disegno del gruppo, la dimensione del catalogo non è separabile dalla proprietà dei contenuti. Bassetti ha ribadito che i diritti devono rimanere nelle mani dei produttori, perché rappresentano la base economica necessaria per sostenere nuovi investimenti e sviluppare ulteriormente le attività.

«Senza diritti le società restano sottocapitalizzate e non possono reinvestire», ha spiegato il dirigente. La solidità del modello, quindi, non dipende soltanto dalla quantità di programmi realizzati, ma anche dalla possibilità di valorizzarli nel tempo attraverso piattaforme, mercati e attività diverse dalla televisione tradizionale.


I numeri del gruppo Banijay

Banijay ha presentato al Mia una struttura composta da circa 170 società distribuite in 25 Paesi. Il gruppo dichiara ricavi pari a 4,3 miliardi e una produzione annua vicina alle 20mila ore televisive.

La società si definisce il principale studio indipendente globale e il maggiore produttore europeo di serie e fiction. Ogni anno fornisce ai servizi di trasmissione in rete circa 110 titoli e dispone di un archivio che raggiunge 265mila ore di contenuti.

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