Banche, il rinnovo riparte dal benessere: sul tavolo anche le 35 ore
I sindacati chiedono più tutele, welfare uniforme e un orario ridotto senza tagli alla retribuzione mentre riparte il confronto con Abi
Il deterioramento del clima interno alle banche è uno dei nodi che i sindacati vogliono affrontare nel nuovo contratto di categoria. Disaffezione, disagio diffuso e minore fiducia nei rapporti professionali vengono indicati come segnali da monitorare anche attraverso questionari periodici, costruiti insieme alle organizzazioni dei lavoratori.
L’obiettivo è rendere più coordinata l’azione di RSA e RLS, così da rafforzare il confronto sulle condizioni di lavoro e trasformare le rilevazioni sul clima in uno strumento stabile di partecipazione e tutela.
Il welfare cerca regole comuni
Nel settore esistono già sistemi di welfare considerati avanzati, spesso nati dalla contrattazione aziendale e, in diversi casi, amministrati con modalità bilaterali. Il problema evidenziato dai sindacati riguarda però la distanza tra un’impresa e l’altra, con prestazioni e criteri di accesso non uniformi.
La richiesta è quindi quella di costruire un modello più inclusivo e solidale. Le prestazioni non dovrebbero limitarsi a integrare il reddito o a sostenere consumi individuali, ma offrire anche una protezione condivisa davanti ai rischi futuri, aumentando il senso di sicurezza sociale e la fiducia duratura nel rapporto di lavoro.
Un capitolo specifico riguarda la previdenza complementare e le altre forme di retribuzione differita. Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin chiedono soglie minime obbligatorie per i versamenti a carico delle aziende, calcolate sulla retribuzione diretta, oltre alla possibilità di trasferire tali contribuzioni in caso di mobilità o di aggregazioni societarie.
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Retribuzioni e occupazione al centro
La piattaforma sindacale punta a un incremento medio mensile a regime di 518 euro. Alla parte economica si affianca la proposta di portare l’orario settimanale a 35 ore, mantenendo invariata la paga tabellare.
Il percorso partirebbe dalla riduzione già ottenuta con il precedente accordo, quando il limite era sceso da 37,5 a 37 ore. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, i margini di efficienza prodotti dalle nuove tecnologie dovrebbero finanziare anche questa trasformazione, senza diventare un pretesto per restringere gli organici o ridisegnare al ribasso i perimetri occupazionali.
Il confronto su questi temi riprende oggi con una riunione tra il Casl di Abi e le rappresentanze sindacali del comparto. L’appuntamento è dedicato a welfare e benessere organizzativo, due ambiti collegati alla richiesta di difendere l’occupazione nel rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto il 31 marzo.
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