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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Bancari, il nodo non è solo il welfare: cosa decide Abi il 21 ottobre

Il confronto sul contratto si è fermato su 120 richieste senza risposte definitive, mentre i sindacati chiedono una strategia chiara per il futuro del settore.

Il negoziato per il nuovo contratto dei bancari resta senza una direzione condivisa. Il punto più delicato non riguarda soltanto le singole richieste su welfare e condizioni di lavoro: i sindacati chiedono di capire quale modello di banca Abi voglia costruire nei prossimi anni e quale spazio intenda riconoscere ai dipendenti.

A complicare il confronto ci sono anche le operazioni straordinarie in corso nel settore, indicate da Lando Maria Sileoni come uno dei fattori che stanno rallentando il percorso. Il segretario generale della Fabi avverte: «Se non arriveranno risposte chiare, saremo costretti a prendere posizioni energiche».


Abi prepara il prossimo passaggio

La svolta potrebbe arrivare dal Consiglio direttivo di Abi, convocato per il 21 ottobre. L’organismo dovrà definire un indirizzo per il Comitato per gli affari sindacali e del lavoro, presieduto da Ilaria Maria Dalla Riva, al quale per la prima volta saranno invitati tutti i componenti.

La scelta viene letta come un tentativo di dare maggiore peso alle diverse posizioni interne e di allargare il coinvolgimento nel percorso decisionale. Una volta stabilito il mandato, secondo le valutazioni sindacali, il confronto potrebbe cambiare impostazione. Le prossime riunioni sono fissate per il 26 e il 29 ottobre, con l’agenda Abi organizzata attorno a un tema specifico per ciascun appuntamento.


Centoventi richieste senza svolta

Nell’ultimo incontro, dedicato soprattutto al benessere organizzativo e alle misure di sostegno ai lavoratori, sono stati esaminati 120 punti della piattaforma sindacale. Molte proposte sono state respinte, in particolare quelle che puntavano a superare l’attuale quadro normativo, mentre le spiegazioni fornite non avrebbero consentito di entrare davvero nel merito delle motivazioni.

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Sul welfare, considerato dagli stessi sindacati tra i sistemi più avanzati del comparto, viene chiesta una maggiore uniformità tra le condizioni applicate dalle diverse banche. La materia, tuttavia, comprende servizi difficili da rendere obbligatori per tutti, come gli asili nido. Sulla trasparenza retributiva Abi intende attenersi alle regole europee; sull’informativa annuale prevista dall’articolo 14, invece, ci sarebbe disponibilità a inserire dati quantitativi più ampi.


Dai contratti alla visione del settore

Non ha trovato consenso la richiesta di rendere obbligatoria la rendicontazione sulla sostenibilità: le banche valutano un potenziamento, ma non l’introduzione di un vincolo. Sul lavoro a tempo parziale sono emerse aperture per migliorare la disciplina, limitatamente a situazioni ancora da definire. La discussione sui procedimenti disciplinari si è concentrata sulla possibilità di ridurre i tempi, che dipendono però anche dalla complessità degli accertamenti.

Per Sileoni, affrontare un capitolo alla volta rischia di lasciare irrisolta la questione principale. «Il contratto nazionale non è un insieme di capitoli da esaminare uno alla volta, senza un progetto complessivo», ha affermato, sostenendo che il documento deve fissare diritti, garanzie e condizioni di lavoro per l’intera categoria.

Il contratto, scaduto il 31 marzo, interessa circa 260mila bancari. Anche le altre organizzazioni hanno espresso insoddisfazione: Riccardo Colombani, della First Cisl, sollecita un cambio di passo; Fulvio Furlan, della Uilca, giudica miope l’impostazione datoriale; Susy Esposito, della Fisac, attende indicazioni sulla linea che Abi vuole imprimere al negoziato. Luca Pinton, per Unisin Confsal, parla infine di un confronto privo di una visione complessiva per la categoria.

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