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Economia 1 min di lettura2 ore fa

Auto Ue, doppio allarme: forniture asiatiche e occupazione in calo

Un’analisi dell’Ocse evidenzia la crescente dipendenza dell’industria europea da batterie e componenti provenienti dall’Asia, mentre l’occupazione è diminuita del 9% dal 2019.

L’industria automobilistica dell’Unione europea affronta due pressioni contemporaneamente: da una parte cresce il ricorso a forniture estere, soprattutto asiatiche, dall’altra il numero degli addetti si è ridotto. Dal 2019 l’occupazione del settore ha perso il 9%, secondo i dati richiamati in uno studio dell’Ocse diffuso dalla Commissione.


L’Asia rafforza la presa sulla filiera

Batterie e componenti avanzati arrivano sempre più spesso dall’Asia. Il dato segnala una dipendenza crescente dell’automotive europeo da produzioni collocate fuori dall’Unione, con la Cina indicata come riferimento centrale nelle forniture.

Lo studio mette quindi in evidenza la fragilità della filiera continentale. La maggiore presenza asiatica riguarda proprio alcuni elementi rilevanti per l’evoluzione tecnologica dell’auto, tra cui gli accumulatori e i componenti di nuova generazione.

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Il conto della transizione ricade sull’occupazione

A fronte di questo cambiamento industriale, il comparto ha registrato una contrazione dell’occupazione. Il confronto con il 2019 indica una riduzione del 9% dei lavoratori, un arretramento che accompagna la trasformazione ancora incompleta del settore.

Secondo il quadro delineato dall’analisi, i dipendenti stanno sostenendo il peso della mancata transizione. La riduzione degli addetti si somma così alla dipendenza dalle forniture asiatiche, componendo un doppio problema per l’automotive dell’Unione europea.

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