Accise, il taglio premia chi consuma di più: l’avvertimento del Fmi
Secondo l’economista Chiara Maggi, gli interventi generalizzati contro il caro-prezzi trasferiscono benefici maggiori alle famiglie con redditi elevati.
A Bangkok, durante la presentazione del rapporto «Prospettive dell’economia mondiale», il Fondo monetario internazionale ha messo in discussione l’efficacia redistributiva dei tagli alle accise e delle misure pensate per abbassare i prezzi in modo uniforme. Il punto centrale è che l’inflazione incide diversamente sui bilanci familiari e che una risposta identica per tutti può produrre vantaggi molto sbilanciati.
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Il beneficio cresce con i consumi
Chi spende di più tende a ottenere anche il risparmio più consistente quando il prezzo di un bene viene ridotto per l’intera popolazione. Per questo, secondo l’analisi del Fondo, gli interventi generalizzati rischiano di destinare una quota maggiore delle risorse pubbliche alle famiglie più abbienti.
«Le misure che riducono i prezzi per tutti finiscono per dare molto più denaro alle famiglie più ricche, quelle che consumano di più», ha spiegato Chiara Maggi, economista del Fondo monetario internazionale e tra gli autori del capitolo dedicato al costo della vita.
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L’effetto Suv indicato dalla ricerca
La ricerca firmata da Maggi descrive questo meccanismo come “effetto Suv”: chi dispone di redditi elevati consuma maggiormente e, di conseguenza, incassa un vantaggio più ampio dagli sconti applicati senza distinguere tra fasce di reddito.
La conclusione non riguarda soltanto il livello dei prezzi, ma anche il modo in cui vengono progettate le misure contro l’inflazione. Una riduzione valida per tutti può infatti non distribuire gli aiuti in maniera uniforme, proprio perché le abitudini di consumo cambiano sensibilmente tra le famiglie.
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