Acciaio, 30 tecnici dal Marocco: ora il lavoro in sette imprese
Conclusa la preparazione iniziale, i lavoratori proseguiranno il percorso in Italia prima dell’inserimento nelle aziende della siderurgia coinvolte nel progetto.
Sono arrivati in Italia i primi 30 lavoratori marocchini selezionati attraverso “Ponti d’acciaio”, il programma dedicato alla mobilità professionale verso la siderurgia italiana. Dopo la formazione svolta in Marocco, i tecnici completeranno il percorso nel nostro Paese e saranno avviati all’assunzione in sette imprese del settore.
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Sette aziende cercano competenze
L’iniziativa coinvolge Feralpi, Duferco, Marcegaglia, AFV Beltrame, Acciaierie Venete, ABS Acciaierie Bertoli Safau e Asonext. I partecipanti sono destinati a mansioni di installazione e manutenzione in ambito elettrico e meccanico, profili considerati necessari dalle aziende della filiera.
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha definito l’arrivo dei lavoratori “un risultato importante” per le imprese interessate e per l’intero comparto. Secondo Gozzi, il progetto può aiutare a ridurre la carenza di professionalità che rischia di frenare l’espansione e la capacità produttiva delle aziende siderurgiche.
La preparazione è iniziata in Marocco
Prima della partenza, i lavoratori hanno seguito 120 ore di lezioni in Marocco. Il programma comprendeva l’apprendimento della lingua italiana, elementi di educazione civica e formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
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In Italia sono previste altre 240 ore, con un rafforzamento delle competenze linguistiche e un approfondimento degli aspetti tecnici richiesti per operare negli impianti. La formazione accompagnerà quindi i partecipanti fino all’ingresso nelle realtà produttive individuate.
Un modello oltre l’emergenza
“Ponti d’acciaio” è promosso da Riconversider, ente di formazione e consulenza di Federacciai, insieme a Umana. Il progetto rientra in Thamm Plus, iniziativa finanziata dall’Unione Europea e approvata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’attuazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e il coinvolgimento di alcune Regioni.
L’obiettivo è sostenere canali di mobilità regolari, qualificati e duraturi tra il Nord Africa e l’Italia. Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana, ha sottolineato che la mobilità internazionale può diventare una parte stabile delle politiche occupazionali e della competitività, se viene organizzata in base alle esigenze concrete delle imprese. L’ingresso dei primi 30 tecnici rappresenta, per la presidente, il primo risultato operativo del percorso.
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